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Violenza in famiglia: difesa vittima, ‘sentenza Corte Strasburgo dirompente per Italia’

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Milano, 7 apr. (Adnkronos) – “Una sentenza dirompente, tombale, che non ha precedenti e che rappresenta un capitolo amaro per l’Italia”. Così l’avvocato Massimiliano Annetta commenta all’Adnkronos la sentenza con cui la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 2 della Convenzione dei Diritti Uomo ossia per non aver evitato l’omicidio di un bimbo di un anno e il tentato femminicidio della madre. I fatti risalgono al settembre del 2018 a Scarperia (Firenze), quando un uomo – al quale era stato diagnosticato un disturbo bipolare della personalità – ha ucciso a coltellate il figlio, ha ferito in modo grave la compagna e ha cercato di uccidere l’altra figlia.

Il legale che insieme alla collega Roberta Rossi difende la donna, a cui è stato riconosciuto un risarcimento di 32mila euro per il danno morale – “una somma simbolica ma altissima guardando alle cifre elargite da Strasburgo” -, sottolinea come “siamo in presenza di una sentenza molto interessante e per certi versi dirompente, che impone allo Stato italiano un rafforzamento delle misure di protezione delle vittime di reati violenti”. Per la Corte le autorità “non hanno esercitato la diligenza richiesta” venendo meno al loro obbligo “di proteggere la vita della ricorrente e quella di suo figlio. Di particolare rilievo l’affermazione della Corte che ha ritenuto immediatamente esperibile il ricorso perché all’interno dello Stato non sussistono rimedi da perseguire per far valere il fallimento dello Stato nell’obbligo di protezione. Un obbligo stabilito per legge”.

I legali hanno preferito rivolgersi a Strasburgo prima di chiedere un risarcimento in Italia. “La decisione della Corte europea sta a significare che le vittime rimaste prive di ascolto e protezione da parte delle autorità statali potranno, immediatamente, esperire ricorso alla Corte europea per chiedere un risarcimento in conseguenza della violazione dell’obbligo di protezione del loro diritto alla vita. Questa sentenza potrebbe portare a un incremento esponenziale delle richieste direttamente alla Corte dei Diritti dell’Uomo”, conclude l’avvocato Annetta.

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