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Vaccino Covid, Adele dalla trincea al V-Day: “Fatelo per chi non c’è più”

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Milano, 27 dic. (Adnkronos Salute) – “Ho fatto il vaccino” anti coronavirus “e sono molto contenta e grata all’ospedale Niguarda di Milano per questa possibilità che mi è stata data. Mi sento di rassicurare le persone e il messaggio che vorrei far passare è di vaccinarsi. Fatelo anche per chi non c’è più”. E’ l’appello di Adele Gelfo, 50 anni, operatrice sociosanitaria (Oss) in corsia all’ospedale Niguarda di Milano da quasi 30 anni ormai (“raggiungo il traguardo il 10 giugno del 2021, era il 1991 quando è iniziato tutto”), oggi fra i primi 7 vaccinati nel V-Day lombardo all’ospedale Niguarda di Milano. Adele che ha vissuto la prima e la seconda ondata di Covid-19 dai reparti ‘trincea’, la Terapia intensiva e sub-intensiva, si descrive “felice” dopo l’iniezione scudo.

“Ora – spiega all’Adnkronos Salute pensando anche ai colleghi – lavoreremo non più con la stessa angoscia di prima. Continuando a usare tutti i Dpi (i dispositivi di protezione individuale), ma coscienti di avere una protezione in più”. Il vaccino è stato somministrato “in contemporanea a me e ad altre 6 persone. Tutti insieme. Non ho sentito niente, l’infermiera che mi ha fatto la puntura è stata bravissima, con una mano leggera. Questo per dire che è una semplice vaccinazione. Mi sento di rassicurare tutti. Ora io sono pronta per andare stasera al lavoro. Sono di turno di notte e ritroverò i miei infermieri e medici. Lavorerò con il sorriso perché questa è una giornata felice”.

Gelfo dice di essersi sentita onorata dal fatto di essere stata fra i primi vaccinati. “Sono timida – dice – ma per una buona causa si fa questo e altro. Spero che il vaccino salvi tanta gente”, ribadisce. Il pensiero di Adele è va di nuovo ai “tanti che non ci sono più. Ecco – dice – vederli morire in solitudine, senza una carezza dei propri cari, è la cosa che mi ha fatto più male, che mi ha toccato di più”. “Ho detto sì al vaccino perché ci credo e spero che facciamo tutti la stessa cosa, per vedere insieme la luce in fondo al tunnel. E’ stata veramente pesante un po’ per tutti. Per i pazienti, per i familiari, per noi”.

Adele ha un marito e due figlie, una di 10 anni e mezzo e una di 12. “Quando ho saputo che mi sarei potuta vaccinare l’ho comunicato a mio marito e lui mi ha detto: ‘Va bene, fai bene a farlo, sei lì’. Le bimbe sulle prime si sono un po’ preoccupate – racconta – mi chiedevano: ‘E se dopo non stai bene?’. Ma hanno capito benissimo. Io sono ‘pro-vax’ convinta, le mie figlie le ho vaccinate per tutto. Certo che è normale avere titubanze di fronte a qualcosa di così nuovo” come il vaccino anti Covid. “Io mi fido. Se il vaccino è stato approvato c’è un motivo e funziona. E anche i miei colleghi sono d’accordo sul dover fare la vaccinazione. Secondo me l’adesione dei sanitari sarà alta e mi auguro che anche la popolazione la pensi così”.

“Il vaccino – conclude – aiuterà tanto contro questa bruttissima pandemia. Mi auguro veramente di vederci un giorno non troppo lontano senza mascherina. Il mio sogno è un abbraccio, a viso scoperto”, dice Adele, che porta nel cuore i segni “brutti, ma alcuni anche belli” di questa emergenza: “Mi è piaciuto che siamo stati uniti nel nostro gruppo di infermieri, Oss, anestesisti e rianimatori. La cosa peggiore? Sapere che una persona che fino al giorno prima dal casco Cpap ti saluta, ti dice ‘grazie’ e ‘come sei gentile’, non ce l’ha fatta. Perché non te l’aspetti, ma poi qualcosa non va come dovrebbe andare. E ti lascia un dolore al cuore che non si cancellerà mai. La cosa più bella invece: veder andare via i pazienti, con il sorriso mentre lasciano il reparto. E grazie a Dio ne abbiamo visti, ne vedremo ancora”.

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