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Ucraina: un mese di guerra, dai profughi agli aiuti, il lavoro incessante del Consolato di Milano

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Milano 23 mar. (Adnkronos) – “Prima della guerra nel nord Italia legalmente vivevano 130 mila persone”, oltre la metà dei cittadini ucraini residenti nella Penisola. Una proporzione che non è modificata dopo lo scoppio del conflitto: le persone in fuga cercano di raggiungere familiari o amici, concentrandosi principalmente “su quattro direttrici: Milano, Bologna, Napoli e Roma. Quindi la metà viene in Nord Italia”, osserva il console generale d’Ucraina a Milano, Andrii Kartysh, in un’intervista all’Adnkronos in occasione del primo mese dallo scoppio del conflitto.

La mattina del 24 febbraio, “il problema numero uno per il Consolato” sono state le “tantissime chiamate ricevute” da parte dei cittadini ucraini intenzionati a tornare in patria. “Chi voleva partire per combattere lo ha fatto nei primi giorni, entro le prima due settimane. Si rivolgevano a noi, che li mettevamo in contatto con gli autisti dei pullman che partivano per l’Ucraina”, spiega Kartysh. Il numero di quanti sono andati, però, “non lo abbiamo, perché in quel momento non avevamo la possibilità fisica di fare una statistica, ma chi voleva partire è riuscito a farlo, con autobus, in auto o in aereo fino alla Polonia o all’Ungheria”.

Nel frattempo dall’Italia si muoveva la macchina della solidarietà: “Attraverso varie organizzazioni coinvolte, nell’ultimo mese siamo riusciti a mandare in Ucraina più di 300 veicoli di aiuti umanitari. Abbiamo questi dati, perché siamo noi a rilasciare il foglio di accompagnamento”, spiega il console, che racconta di un impegno incessante da parte del Consolato: “Già prima della guerra la mole di lavoro era grande, ora ovviamente è aumentata, ma siamo allenati a gestirla. Lavoriamo senza giorni liberi, 12 ore al giorno”.

Con il proseguire del conflitto, l’emergenza da affrontare è diventata quella dei profughi in arrivo: le registrazioni telematiche al Consolato generale di Milano sono state fino ad ora 8.730 su tutto il Nord Italia, di cui il 75% in Lombardia. Dal momento che la registrazione non è obbligatoria, la cifra è fortemente al ribasso, considerato che l’ultimo dato disponibile del Ministero degli Interni parla di 63.104 profughi giunti nella Penisola.

“La situazione è molto accesa per quanto riguarda i bambini: ne arrivano davvero tanti, sono almeno il 40% di coloro che arrivano, sia con i genitori che senza”, sottolinea Kartysh. Duecento gli orfani a cui sino ad ora ha trovato una sistemazione il Consolato milanese, attivo anche sull’accoglienza dei bambini malati oncologici che arrivano sul territorio. A un mese dall’inizio della guerra “sorgono problemi di altro tipo: l’inserimento dei bambini nelle scuole e la ricerca di lavoro per gli adulti”.

“Al Consolato – fa sapere Kartysh – continua a funzionare un call-center e aiutiamo molte persone ad affrontare vari problemi”. In primis quelli burocratici: dal rinnovo del passaporto, all’inserimento dei bambini su quello dei genitori, fino a chi nella fuga ha smarrito i documenti e deve rifarli. Sul fronte della sistemazione: “All’incirca l’85-90% dei nostri cittadini che arrivano vengono collocati nelle famiglie di amici, parenti, conoscenti oppure nelle famiglie italiane”, dice il console.

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