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Ucraina: il dramma di chi è arrivato pochi giorni prima della guerra, ‘Italia ci nega permesso’

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Roma, 1 apr. (Adnkronos) – Penalizzati perché arrivati in Italia due, al massimo quattro giorni prima dell’inizio della guerra. E’ quanto accade agli ucraini che non hanno aspettato il 24 febbraio per lasciare il proprio Paese ma che, potendo magari fare affidamento su un parente già stabile fuori dal confine, hanno deciso di partire quando le armi già si scaldavano. Lo racconta all’Adnkronos Irina Adriukhina, una ucraina di Kiev: “Da 15 anni vivo in provincia di Pisa e ho convinto i miei, ancora a Kiev, a venire un paio di giorni prima dell’inizio della guerra per precauzione, vedendo come si stavano mettendo le cose. L’intenzione – spiega – era quella di farli poi rientrare l’8 marzo (avevano già biglietto di ritorno) ma purtroppo le cose sono precipitate. Ed è qui il problema”.

“Il Governo italiano ha fatto uscire l’articolo 20 in base a quale viene rilasciato il permesso di soggiorno per un anno come rifugiato di guerra ai cittadini ucraini (permesso di soggiorno per protezione temporanea Ucraina 2022, ndr) ma a tutti coloro che sono arrivati due giorni prima o quattro, come i miei genitori – incalza Irina – non viene rilasciato questo tipo di permesso e sono costretti invece a richiedere asilo politico in base all’articolo 19, con il conseguente ritiro del passaporto e l’impossibilità di rientro in patria. Ma non solo, perché non hanno diritto ad alcun tipo di aiuto come altri profughi ucraini arrivati in Italia dal 24 di febbraio e non possono lavorare. In tanti sono in questa situazione. All’Ufficio Immigrazione di Pontedera, in provincia di Pisa, è stato detto ai miei genitori che se non vogliono richiedere asilo politico possono stare in Italia 90 giorni, considerati turisti, e al 91esimo se il Governo non fa uscire altri decreti devono per forza richiedere asilo politico”.

“Nel frattempo però, parliamo di un’attesa di mesi, non possono né tornare in Ucraina in caso di cessazione delle ostilità né lavorare. E’ urgente chiedere un corridoio di una settimana o dieci giorni, regolarizzare nello stesso modo le persone che sono arrivate in Italia in questo lasso di tempo prima dello scoppio della guerra. Sono rifugiati anche loro e hanno diritto alla stessa protezione temporanea, pur avendo lasciato l’Ucraina pochi giorni prima dell’invasione russa”.

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