Ucraina: fisico Rovelli, ‘minacciato di morte per mie posizioni, c’è clima da guerra’
Milano 12 mar. (Adnkronos) – “Le auguro di morire presto, se e senza ma”. Questo il testo di una mail ricevuta dal fisico Carlo Rovelli, che nei giorni scorsi ha espresso sui social posizioni pacifiste e critiche all’atteggiamento tenuto dall’Occidente rispetto al conflitto in Ucraina.
“C’è un clima di reazione di belligeranza che è proprio il clima tipico di una situazione di guerra, anche se noi non siamo in guerra. Un clima in cui il nemico è il demonio, un clima da ‘armiamoci e partite’, cioè da ‘facciamo tutti la guerra’”, dice Rovelli all’Adnkronos.
Nei giorni scorsi il professore aveva scritto che “non possiamo essere pacifisti solo per le guerre che non iniziamo” e postato su Facebook le foto della devastazione causata da altri conflitti, da quelli del passato fino all’Afghanistan e lo Yemen, chiedendosi sarcastico: “Milioni di persone che soffrono terribilmente, che non sono bianchi come noi, quindi perché dovremmo commuoverci per loro?”
“La mia compagna mi sgrida sempre perché uso l’ironia su Facebook, mi dice che non si fa”, racconta il fisico, che per le sue uscite ha ricevuto, “moltissimi commenti, alcuni di comprensione, altri invece molto duri e critici”, oltre alle minacce di morte, per cui però non vuole sporgere denuncia: “Per carità, penso che siano insulti da bar. Non credo che questa persona abbia nella maniera più assoluta alcuna intenzione di uccidermi”.
“Penso che questa persona stia male, sia arrabbiata e quindi mi veda come colpevole del fatto che sta morendo gente in Ucraina. E quindi reagisce così”, prosegue il professor Rovelli, osservando che per il conflitto in corso “siamo tutti giustamente emozionati e l’emozione, l’indignazione e l’orrore fanno prendere delle posizioni molto nette. E questo dal punto di vista del dibattito è un disastro”.
Una situazione in cui “chiunque dica ‘aspettate, pensiamoci, stiamo facendo un errore’, riceve un rifiuto violento”, dice il fisico, che però sottolinea: “Non mi sento una vittima solo perché delle persone mi insultano, per carità”.

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