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Tumori polmone, promettente anticorpo monoclonale coniugato Daiichi Sankyo

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Milano, 18 set. (Adnkronos Salute) – Risultati “incoraggianti” in fase I per l’anticorpo monoclonale coniugato (Adc) anti-Her3 patritumab deruxtecan (U3-1402), nel trattamento di pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) metastatico o non resecabile con mutazione del recettore del fattore di crescita epidermico (Egfr), la cui malattia è progredita nonostante la terapia a base di inibitori tirosin-chinasici (Tki). I risultati sono stati presentati oggi da Daiichi Sankyo al Congresso virtuale della Società europea di oncologia medica (Esmo 2020).

Il carcinoma polmonare – ricorda l’azienda in una nota – è il cancro più comune e la principale causa di mortalità per tumore in tutto il mondo, con la maggior parte dei casi diagnosticati in uno stadio avanzato o metastatico. Circa il 10-15% degli Nsclc presenta una mutazione dell’Egfr. Si stima inoltre che circa l’83% dei pazienti con Nsclc esprima la proteina Her3, che può essere associata a maggiore incidenza di metastasi, ridotta sopravvivenza e resistenza al trattamento standard del cancro. L’Adc anti-Her3 patritumab deruxtecan, nella tipologia di malati sopra indicata, ha dimostrato “una risposta globale preliminare del 25% e una percentuale di controllo della malattia del 70% per una durata mediana di 7 mesi”.

Prima di ricevere il trattamento, i pazienti arruolati erano stati sottoposti a una mediana di 4 terapie. Tutti erano stati trattati precedentemente con Tki dell’Egfr e la maggioranza (86%) aveva ricevuto osimertinib. Il 90% dei pazienti era stato trattato con chemioterapia a base di platino e il 40% aveva ricevuto una terapia anti-Pd-1/Pd-L1. Il 47% dei pazienti valutabili presentava un’anamnesi di metastasi cerebrali stabili al momento dell’inizio dello studio.

Nel dettaglio, comunica Daiichi Sankyo, “la risposta oggettiva preliminare, valutata da una revisione centrale indipendente in cieco, è stata del 25% in 56 pazienti valutabili trattati con patritumab deruxtecan in monoterapia (5,6 mg/kg). Un paziente ha raggiunto una risposta completa e 13 hanno raggiunto risposte parziali. Al momento dell’estrazione dei dati, 3 ulteriori risposte parziali erano in attesa di conferma e 6 pazienti avevano solo una valutazione del tumore. Con patritumab deruxtecan è stata osservata una percentuale di controllo della malattia del 70% con una durata mediana della risposta di 7 mesi. La stabilità della malattia è stata osservata nel 45% dei pazienti”.

“Queste risposte iniziali osservate con patritumab deruxtecan in pazienti con Nsclc e mutazione dell’Egfr pesantemente pretrattati e con diversi meccanismi di resistenza ai trattamenti anti-Egfr sono molto incoraggianti, soprattutto considerando l’assenza di terapie efficaci approvate in questo tipo di setting – ha riferito durante la presentazione dei risultati Helena Yu, medico oncologo al Memorial Sloan Kettering Cancer Center e sperimentatrice del trial – Questi dati confermano che prendere di mira l’Her3 con l’utilizzo di un anticorpo monoclonale coniugato può essere una strategia terapeutica per superare i vari meccanismi di resistenza nei pazienti con Nsclc ed Efgr mutato che hanno visto progredire la malattia con le opzioni di trattamento attualmente disponibili”.

“Il profilo complessivo di sicurezza e tollerabilità di patritumab deruxtecan è coerente con quello osservato nella fase dello studio concernente l’aumento del dosaggio – riporta ancora l’azienda – I più comuni eventi avversi, di ogni grado, si sono verificati almeno nel 25% dei pazienti che avevano ricevuto patritumab deruxtecan (5,6 mg/kg) e comprendevano spossatezza (58%), nausea (54%), trombocitopenia (53%), inappetenza (35%), neutropenia (33%), vomito (30%), alopecia (30%), anemia (26%) e costipazione (25%). I più comuni eventi avversi di grado maggiore o uguale a 3, verificatisi in più del 10% di pazienti, erano costituiti da trombocitopenia (28%) e neutropenia (19%). In 5 pazienti (9%) si è verificato un evento avverso che ha costretto all’interruzione del trattamento. Sono stati riportati 3 casi (5%) di malattia polmonare interstiziale correlata al trattamento, confermati da una commissione indipendente di valutazione”.

“L’Her è spesso sovraespresso nel carcinoma polmonare non a piccole cellule, perciò diventa un target importante di intervento terapeutico in quei tumori che presentano un’ampia gamma di meccanismi di resistenza alle terapie standard – ha dichiarato Gilles Gallant, Vice Presidente Senior e direttore globale Sviluppo oncologico, Dipartimento R&D di Daiichi Sankyo – Questi risultati preliminari, che mostrano un controllo della malattia con patritumab deruxtecan in un follow-up di breve periodo, sono molto incoraggianti e devono essere confermati in un follow-up più lungo. Sulla base di questi dati, stiamo programmando di avviare uno studio di fase II su patritumab deruxtecan in pazienti con Nsclc e mutazione Egfr in stadio avanzato o metastatico”.

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