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Truppe Russia al confine con la Finlandia, l’analisi: “Non è un atto simbolico”

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(Adnkronos) – Il rafforzamento delle forze militari russe al confine con la Finlandia "non è simbolico. Ma neanche performativo" e riguarda anche altri Paesi, dai Baltici alla Norvegia o la Polonia e suoi vicini. A dirlo è Fiona Hill, – analista specializzata in Russia, ora Brookings ed ex direttrice del desk Europa e Russia al Consiglio di sicurezza nazionale Usa durante la prima presidenza di Donald Trump – in una intervista all'emittente radiofonica Usa Npr, in cui denuncia il rischio posto dalla velocità, "molto più elevata di quanto anticipato", dell'avanzare dell'aggressività della Russia, soprattutto di fronte ai tempi necessari per il rafforzamento della difesa di Europa e Gran Bretagna e al "vuoto" che si sta creando nel momento in cui gli Stati Uniti fanno un passo indietro e gli alleati non sono ancora pronti a fare da soli.  "I russi stanno usando tutte le tattiche possibili al momento. Si tratta di un segnale alla Finlandia e ad altri Paesi vulnerabili al confine che la Russia c'è", ha spiegato, sottolineando che i militari dispiegati in realtà stanno facendo ritorno alle postazioni che avevano prima di essere spostate al confine ucraino in preparazione per l'inizio dell'invasione del febbraio del 2022, una eventualità che Helsinki "si aspettava", per cui "si prepara da tempo, incluso con l'adesione alla Nato". "Non si tratta solo di militari al confine che si preparano nella prospettiva di una invasione. C'è ovviamente un elemento di deterrenza e intimidazione in tutto questo".  Bisogna considerare il vertice Nato del 24 giugno. La Russia, sottolinea l'analista, "vuole segnalare la sua presenza, che è pronta, che è in uno stato di costante vigilanza, come fa in anticipo di eventi importanti per l'Europa o l'Ucraina, con il vasto attacco con droni contro l'Ucraina in coincidenza con i negoziati di pace.  La Russia "ha una grande capacità di intimidazione. Sono in corso operazioni di sabotaggio di tutti i tipi. E abbiamo visto minacce a infrastrutture critiche nazionali". E infine Putin ha interesse a "mantenere il rafforzamento dell'apparato militare, ha bisogno di scuse per mantenere la gente in questo mondo. Sarà molto difficile per lui smantellare l'apparato militare che ha messo in piedi e lo vorrà vedere dispiegato ai confini chiave con Paesi Nato", aggiunte Hill, deducendo così che "la preoccupazione non è solo per la Finlandia, ma anche per la Norvegia e i Baltici e per Paesi come la Polonia che sono nei dintorni". Nei giorni scorsi il New York Times aveva reso noto il rafforzamento della presenza militare russa, con anche la costruzione di nuove infrastrutture, nelle zone di confine con la Finlandia – il confine più esteso con un Paese della Nato, sulla base di immagini satellitari confermate da fonti della Nato. Il rafforzamento non era riconducibile al solo ritorno alla situazione precedente il 2022 ma avrebbe indicato "le fasi iniziali di una espansione più vasta e a tempi più lunghi".  L'analisi di economisti come Sergei Guriev, ora alla London School of Economics, ed Elizaveta Osetinskaya, fondatrice della newsletter The Bell segnala che i dati sulla spesa pubblica dei primi mesi dell'anno, in particolare delle spese classificate, destinate al già congruo bilancio ordinario per difesa e sicurezza, indicano come "vero interrogativo quello di capire se il finanziamento anticipato (ai primi mesi dell'anno, ndr) delle spese segrete sia collegato ai preparativi per una escalation militare, che sia sul fronte ucraino o per una operazione ancora sconosciuta".    —internazionale/[email protected] (Web Info)

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