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Trump e i piani per occupare l’isola di Kharg, pressing su Iran per ottenere la riapertura di Hormuz

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(Adnkronos) – Trump e il governo statunitense stanno considerando piani per occupare o bloccare l'isola di Kharg per fare pressioni sull'Iran e far riaprire così lo Stretto di Hormuz. A rivelarlo è Axios, che cita quattro fonti, aggiungendo che un'operazione per prendere il controllo dell'isola a 15 miglia dalle coste iraniane, da dove passano il 90% delle esportazioni di greggio iraniano, potrebbere mettere militari americani direttamente sulla linea del fuoco.   Per questo, aggiungono le fonti, un'operazione del genere potrebbe essere lanciata solo dopo che le forze americane avranno ulteriormente degratato le capacità militari iraniani
intorno allo Stretto di Hormuz, obiettivo che potrebbe richiedere ancora alcune settimane, anche un mese. "Abbiamo bisogno di un mese per indebolire gli iraniani con più raid, prendere l'isola e così tenerli per palle e usarlo per i negoziati", ha detto una fonte informata sulle valutazioni della Casa Bianca.  
Per fare questo sono neccesarie più truppe, aggiungono le fonti ricordando che tre diverse unità di Marine sono in viaggio verso la regione, mentre Casa Bianca e Pentagono stanno considerando anche altre mobilitazioni. "Lui vuole Hormuz aperto – aggiunge un'alta fonte dell'amministrazione riferendosi a Donald Trump – e se deve prendere l'isola di Kharg per farlo, allora questo succederà. Se decide di fare un'invasione costiera, questo avverrà, ma questa decisione – avverte la fonte – non è stata ancora presa". Ed infine dall'amministrazione fanno un distinguo sulla questione dei 'boots on ground': "Abbiamo sempre avuto le truppe sul terreno nei conflitti sotto ogni presidente, compreso Trump. So che è una fissazione dei media, ed io capisco la politica, ma il presidente farà quello che è giusto".    Nel suo articolo, Axios sottolinea che anche se l'isola di Kharg è cruciale per l'industria petrolifera dell'Iran non ci sono garanzie sul fatto che una sua occupazione convincerebbe automaticamente Teheran ad accettare i termini di Trump per la conclusione del conflitto. Senza contare il fatto che una missione del genere esporrebbe le truppe americane ad un alto livello di rischi non necessari. "Se occupiamo Kharg, loro chiuderanno il rubinetto dall'altra parte, non è che noi controlleremo la produzione petrolifera" iraniana, afferma il contro ammiraglio a riposo Mark Montgomery che ritiene più probabile, dopo altre due settimane circa di bombardamenti per degradare le capacità militari iraniane, di cacciatorpendiniere e caccia per scortare le petroliere nello stretto, eliminando così la necessità dell'insidiosa invasione di terra.   Rimane comunque la questione della conclusione del conflitto che originariamente Trump voleva concluso entro la sua visita in Cina, che era stata fissata per la fine di marzo. Ma di fronte al prolungarsi della guerra, ed in particolare la crisi nello stretto di Hormuz e il conseguente shock energetico, la visita è stata rinviata, con il presidente che ha parlato di cinque o sei settimane, senza una nuova data certa. Ora i piani di invasione e occupazione di Kharg, che secondo le fonti è presa in seria considerazione, prevedono quindi altre settimane, se non un mese, di raid prima del suo avvio.  Per quanto riguarda le truppe di terra, è previsto a giorni all'arrivo del corpo di spedizione di 2500 marines, mentre altre due unità, dello stesso numero di truppe, sono dirette verso il teatro di guerra. Mentre ancora non è stata presa una decisione finale sull'invio di altre truppe che Casa Bianca e Pentagono stanno valutando. Infine, Axios spiega che si sta valutando anche l'opzione di un blocco navale di Kharg per impedire l'arrivo delle petroliere nell'isola, mentre gli avvocati del Pentagono sono al lavoro per delinare una copertura legale a queste possibili mosse.  
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