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**Trieste: poliziotti uccisi, tre mesi dopo sentenza Meran è in carcere ‘illegalmente’**

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Milano, 8 ago. (Adnkronos) – Tre mesi dopo la sentenza che lo ha riconosciuto non imputabile Alejandro Stephan Meran, accusato del duplice omicidio dei poliziotti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego uccisi in questura a Trieste il 4 ottobre 2019, resta in carcere. Una permanenza, quella dietro le sbarre della struttura carceraria di Verona, ‘illegittima’ perché disattende la pronuncia emessa dai giudici della corte d’Assise di Trieste che hanno riconosciuto all’imputato il vizio totale di mente.

Da 90 giorni resta lettera morta quanto espresso nella sentenza che assolve il 32enne di origine domenicana e che applica “la misura definitiva del ricovero in una Rems per la durata minima di trent’anni” riconoscendo in lui una condizione di “elevatissima pericolosità sociale” che rende “imprescindibile” la sua presenza in una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Non è imputabile, ma si è macchiato di fatti di “una gravità assoluta: due omicidi commessi in un ristrettissimo arco temporale, senza nessuna plausibile motivazione (se non quella interna alla mente dell’imputato), da un soggetto che reiterava le azioni potenzialmente omicidiarie anche nei confronti di altri soggetti, per fortuna senza lo stesso esito infausto” si ricorda nel dispositivo della sentenza. Una persona da curare come aveva riconosciuto la stessa rappresentante dell’accusa, la pm Federica Riolino, e come da sempre reclamano i difensori, gli avvocati Paolo e Alice Bevilacqua, che riconoscono l’enorme lavoro che la procura (deputata all’esecuzione della misura) sta facendo per trovare una struttura idonea, ma sollecitano le cure per il loro assistito.

“Purtroppo le liste di attesa per le Rems sono lunghe, ma in questo momento Meran, dopo l’assoluzione e la revoca di ogni misura cautelare palesa una detenzione non legale”, spiegano i legali all’Adnkronos. “Non dovrebbe restare in carcere, ma essere curato in una Rems: con il carcere si pensa di tutelare la collettività, ma gli si nega il diritto fondamentale alla salute. Dopo tre mesi, siamo pronti a intraprendere ogni necessaria iniziativa per dare concreta esecuzione al pronunciamento della Corte e fare in modo che Meran possa trovare la giusta collocazione nella struttura più idonea. La sua attuale collocazione si pone al di fuori degli schemi e dei protocolli normativi laddove la sua libertà è privata e contenuta senza un titolo che ne legittimi la sua restrizione in carcere”.