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Terrorismo: Veltroni, ‘si può dare clemenza solo in cambio di verità’

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Milano, 10 mag. (Adnkronos) – “Ho molto apprezzato le parole di Mario Calabresi, figlio del commissario ucciso a Milano nel 1972. Le parole in cui non invoca la galera per i colpevoli ma chiede verità mi fanno pensare all’esperienza sudafricana dopo l’apartheid: verità in cambio di clemenza”. Lo afferma Walter Veltroni, ex segretario del Pd, giornalista e scrittore, in un’intervista a Repubblica, sulla stagione degli anni di piombo. Con l’omicidio di del leader democristiano Aldo Moro “fu spezzato l’ultimo grande disegno per il Paese e dopo non ce n’è più stato uno di altrettanta grandezza. Da allora l’Italia è rimasta una pallina di ping pong in un tornado”. In quell’omicidio “c’è anche la radice della nostra crisi infinita”.

Moro, continua Veltroni, “fu ucciso dalle Br, ma qualcuno lavorò perché quello fosse l’esito. Non bisogna essere dei dietrologi, categoria alla quale non appartengo, ma neanche dei fessi. Viene rapito l’uomo cerniera della vita politica italiana, nel giorno in cui doveva dar vita alla maggioranza che comprendeva il Pci. Per 55 giorni si apre una trattativa ed è chiaro che in quello spazio si infilano soggetti vari”. Fra i quali “gli Usa perché non volevano il Pci al governo e l’Urss perché non voleva che la linea di Berlinguer di sganciamento dal blocco sovietico avesse successo. Poi c’è anche la P2, quel grumo di potere oscuro”.

Ma non va ridotto il ruolo delle Br nell’omicidio Moro. “Le Brigate rosse erano le Brigate rosse. Non erano le ‘sedicenti’ o le ‘cosiddette’ Br. In questa definizione ci fu anche un tentativo di autoassoluzione. Una parte dei brigatisti veniva dal mito della Resistenza tradita che ha attraversato la storia comunista”.

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