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**Terrorismo: Dda Palermo, ‘indagato sapeva dei legami del complice con ambienti jihadisti’**

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Palermo, 4 gen. (Adnkronos) – Nouri Ejjed, il tunisino 50enne fermato oggi dalla Dda di Palermo con l’accusa di aver favorito la latitanza prima e la fuga all’estero poi del ricercato internazionale Abidi Aymen, destinatario di mandato di cattura europeo spiccato dell’autorità giudiziaria della Repubblica Federale di Germania, perché responsabile di un tentato omicidio commesso a Lipsia il 9 aprile scorso, avrebbe saputo dei “legami di Abidi con ambienti terroristici”. Ne sono convinti i magistrati della Dda di Palermo che hanno firmato il provvedimento di fermo in possesso dell’Adnkronos.

“Dall’ascolto di in una conversazione ambientale, registrata il primo novembre scorso a bordo dell’autovettura Volkswagen Passat di Ejjed Nouri, intercorsa tra quest’ultimo e la compagna Ajengui Chahira, si apprendeva della consapevolezza da parte dell’indagato dei legami di Abidi Aymen con presunti ambienti terroristici – dicono i pm nel fermo – legami emersi anche dalla consultazione di fonti aperte e dei vari organi d’informazione che hanno commentato prima l’arresto e poi la fuga di Abidi”. Le “enfatiche parole di Ejjed Nouri lasciano trasparire che sarebbe stata proprio quest’ultima circostanza (i legami col terrorismo) a spingerlo ad accogliere il fuggitivo ed esporsi ai gravi rischi che ciò comportava”.

“Nella prima parte della conversazione i due discutono delle problematiche generate dal sequestro del gommone utilizzato per la traversata della notte precedente. – scrivono i pm – Va ricordato, infatti, che nel tragitto di ritorno dalla Tunisia alla Sicilia, il gommone con a bordo il carico di migranti, su input della PG operante, veniva intercettato in mare da un’unità navale della Gdf dando luogo ad un lungo inseguimento che terminava con l’insabbiamento del battello pneumatico sulle coste di un’isola dello Stagnone di Marsala ed il sequestro dello stesso”.

Nel corso della conversazione, EJjjed Nouri viene interrotto da una telefonata di Walid, che gli giunge su un’utenza cellulare non intercettata ovvero mediante applicativo informatico. Anche Walid, il complice, “in esordio, affrontata la questione del sequestro del gommone, che in qualche maniera riconduce al fatto che nel viaggio di andata avevano trasportato il ricercato Abidi”, dicono ancora gli investigatori.

Di rimando, Ejjed Nouri “ribadisce di non aver alcun rimorso per il pericolo corso ospitando Abidi, dicendosi addirittura onorato del fatto che quest’ultimo, soggetto al rischio di essere condannato per fatti di terrorismo, si fosse rivolto proprio a lui”. “Il signore si è rivolto a me, giuro anche se vado io in carcere prima di lui, va bene, piuttosto vado io in carcere prima di lui, è rimasto un mese e mezzo a casa, mangiare e bere come se non ci fosse…giuro ieri sera quando tu mi hai chiamato e mi hai detto ti passo Aymen, giuro ho pianto da solo”.

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