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Terremoto Turchia e Siria oggi, circa 1.800 morti

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Ankara, 6 feb. (Adnkronos) – Violento terremoto nella notte nel sud della Turchia, al confine con la Siria, nella regione dell’Anatolia sud-orientale. La scossa più forte è stata di magnitudo 7,7 della scala Richter, alla quale ne sono seguite altre anche molto forti. L’ultima, di magnitudo 7.6, è stata registrata nella provincia di Kahramanmaras alle 13.24 ora locale (11.24 in Italia) ed è stata avvertita anche a Damasco, in Siria, con epicentro nel distretto di Elbistan. Lo riporta l’Afad, la protezione civile turca.

Si aggrava di ora in ora il bilancio delle vittime, che sono 1.800. Migliaia i feriti. Sono almeno 1.014 i morti in Turchia, secondo quanto reso noto da l’Afad, l’Autorità turca che si occupa della gestione delle emergenze e dei disastri naturali. ”E’ stato il terremoto più forte dal 1939”, ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan intervenendo a una riunione di governo e aggiungendo che sono finora ”2.470 le persone estratte dalle macerie” e almeno ”2.818 gli edifici crollati’ in Turchia. Il presidente turco aveva parlato di almeno ”912 dei nostri cittadini” morti e 5.385 persone ferite”.

Alle 1.014 vittime in Turchia vanno sommate quelle registrate in Siria, dove si contano 783 morti.

“Abbiamo bisogno di aiuto. La comunità internazionale deve fare qualcosa per aiutarci, per sostenerci. La Siria nordoccidentale è un’area disastrata. Ci serve l’aiuto di tutti per salvare la nostra gente”. A lanciare la richiesta è Ismail Al Abdullah, dei Caschi Bianchi, l’organizzazione di difesa civile siriana che opera nelle aree della Siria sotto controllo dei ribelli. Da Sarmada, vicino al confine con la Turchia, Abdullah ha spiegato alla Bbc che “numerosi edifici in diverse città e villaggi della parte nordoccidentale del paese sono crollati, sono andati distrutti dal sisma. Le nostre squadre hanno risposto a tutte le richieste, in tutti i posti e in tutti gli edifici e tuttora molte famiglie si trovano sotto le macerie. Stiamo cercando di salvarle ma per noi è un compito difficilissimo”.

“La situazione è molto tragica, decine di edifici sono crollati nella città di Salgin”, aveva riferito un membro dell’organizzazione siriana dei caschi bianchi, in un riferimento alla città situata a cinque chilometri dal confine con la Turchia.

L’Ufficio di gestione dei disastri e delle emergenze di Ankara, che dipende dal ministero dell’Interno, ha reso noto che la prima scossa, la più forte, è stata registrata alle 4,17 ora locale (le 2,17 in Italia) ed è stata registrata a 23 chilometri a est di Nurdagi, nella provincia di Gaziantep.

Sono oltre 40 le scosse di assestamento registrate in Turchia nelle ore successive alla prima, ha riferito l’agenzia per la gestione dei disastri e delle emergenze del ministero degli Interni di Ankara. A causa della elevata magnitudo e della relativa vicinanza al mare, sia il Cat-Ingv che il Koeri hanno poi diramato un’allerta tsunami per il Mediterraneo, un’allerta di tipo Watch, ha sottolineato l’Ingv.

Il sisma è stato avvertito anche in Libano, Grecia, Israele e Cipro. Le autorità turche non hanno al momento dato notizie di vittime, ma alcuni video diffusi sui social media mostrano palazzi crollati in molte città della regione.

Elbistan, epicentro della nuova violenta scossa di terremoto registrata alle 13.24 ora locale, si trova a circa 100 chilometri a nord di Gaziantep. Una fonte dell’agenzia per la gestione dei disastri e delle emergenze ha spiegato che “non si è trattato di una scossa di assestamento” e che è stata “indipendente” da quella di stamattina all’alba.

I voli in due aeroporti della Turchia sono stati sospesi. L’aeroporto sud-orientale di Hatay è stato chiuso a causa dei danni causati dal sisma. Sono stati inoltre sospesi i voli civili da e per l’aeroporto di Gaziantep, nel sud del paese. Ferme anche le operazioni nel porto di Ceyhan, secondo la Tribeca Shipping Agency.

Gravemente danneggiato il porto di Iskenderun, nel sud della Turchia. Lo ha reso noto la direzione marittima, secondo cui sono crollate alcune parti della banchina. Altri porti in altre città nel sud non hanno subito danni, mentre si sono formate crepe in quasi tutte le piste degli aeroporti delle regioni colpite, ha reso noto il ministero della Difesa di Ankara.