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Sostenibilità, i cinque pilastri della strategia di Esselunga

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Roma, 27 ott. (Adnkronos) – “La storia di sostenibilità di Esselunga parte da lontano, per noi la sostenibilità non è prettamente un valore ma un elemento centrale del modo di fare impresa. Fin dalla sua origine Esselunga ha posto particolare attenzione ai temi dell’ambiente, delle comunità e dei territori in cui opera. Questo anche con lo scopo e l’obiettivo di creare un futuro migliore”. Così Antonio Vaccari, Head of Health, Safety and Environment di Esselunga, food company nata sia come distributore sia come produttore che conta 25mila dipendenti e 8 mld di fatturato.

“Già negli anni ’90 – spiega Vaccari, nel suo intervento a Re-think, il Forum dell’Economia Circolare, in corso oggi e domani – abbiamo lanciato le prime linee a vocazione sostenibile e negli ultimi anni abbiamo arricchito il nostro percorso di sostenibilità approvando il primo Piano strategico di Sostenibilità che ha dato poi luogo al primo Bilancio di Sostenibilità, recentemente pubblicato. La nostra strategia sulla Sostenibilità si poggia su 5 pilastri: le nostre persone, i clienti, i fornitori, le comunità e l’ambiente”.

Relativamente all’ambiente abbiamo “dei macro obiettivi che sono la riduzione delle emissioni di CO2, il packaging sostenibile e il tema della riduzione dello spreco: tutto questo in un’ottica di economia circolare, un concetto che ci portiamo dietro da molto tempo”.

“A livello di packaging abbiamo fatto molto e abbiamo obiettivi ancora più ambiziosi: entro il 2025 ci siamo posti l’obiettivo di avere il 100% degli imballaggi a marchio Esselunga in materiale compostabile, riciclabile o riciclato – continua – Tutto questo lo stiamo già facendo coinvolgendo i nostri fornitori a monte ma anche i nostri clienti a valle. Abbiamo un approccio serio e concreto supportato dalla metodologia Lca che ci permette di fare ecodesign quotidiano potendo valutare le nostre scelte sugli imballaggi attraverso indicatori quali il consumo di plastica, il consumo di acqua, le emissioni di CO2 ma anche la circolarità”.

In tema di food waste “abbiamo un principio cardine che guida il nostro lavoro di tutti i giorni: prevenire è meglio che curare”.

“Quale food company abbiamo un controllo totale della nostra produzione dei principali prodotti a marchio e contestualmente di vendita presso i nostri negozi: il nostro store manager ha la possibilità di fare una pianificazione puntuale degli ordini, conoscendo in modo approfondito le abitudini di acquisto dei nostro clienti. Inoltre è supportato da un sistema di riordino che consente di contenere al massimo gli sprechi”.

Inoltre “nei nostri siti produttivi abbiamo una pianificazione efficiente dei processi industriali, una valorizzazione degli ingredienti e delle materie prime e pertanto riusciamo a contenere le eccedenze che possono diventare spreco”.

“Abbiamo, in ogni caso, dell’invenduto, dei resi o degli scarti che vengono donati, avviati alla mangimistica o recuperati sotto il profilo energetico”, conclude ricordando la “partnership storica con Banco Alimentare”.

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