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Sicurezza, De Falco: “Richiesta diritto d’asilo su nave a paese bandiera? Non è anagrafe, si può solo se militare”

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Roma, 5 nov. (Adnkronos) – L’idea di una richiesta di asilo a bordo delle navi umanitarie, per radicare in capo allo Stato di bandiera la responsabilità di gestire i migranti soccorsi, poggia su “un errore ed una mistificazione: chiamare ‘migranti’ i ‘naufraghi’. C’è un fatto che interrompe l’intenzione di migrare: il naufragio ed il soccorso fatto da alcuni volenterosi in assenza di istituzioni pubbliche. Altrimenti, se fossero migranti, i comandanti delle navi delle ong andrebbero arrestati al momento della richiesta di ingresso in Italia, perché rei di favorire l’immigrazione irregolare nel nostro Paese”. Così Gregorio De Falco, ex senatore e capitano di fregata, interviene con l’Adnkronos ripetendo con determinazione: “Se non diamo il nome giusto alle cose vuol dire che siamo complici di una mistificazione. I così detti ‘migranti’ vanno chiamati ‘naufraghi’: in quanto tali vanno resi oggetto di soccorso come stabilito dal diritto internazionale ed a loro si applica il passaggio inoffensivo e quindi l’ingresso nelle acque territoriali. Non è una sciocchezza irrilevante, come non lo è la differenza che passa tra il giorno e la notte”.

“Parlare di diritto d’asilo – prosegue l’ex senatore – significa cercare di aggirare le convenzioni internazionali sul diritto del mare. Ma non è il ministro degli Interni a stabilire chi entra o non entra nel mare territoriale, Piantedosi non è il ministro della Marina mercantile”, allude il capitano di fregata. E’ possibile che la richiesta d’asilo sia inoltrata direttamente dalle navi delle ong agli stati di bandiera, in modo che l’Italia conceda il diritto di sbarco nei nostri porti e poi mandi le persone nel paese europeo a cui è stata inviata richiesta di accoglienza? “I naufraghi possono chiedere protezione ed asilo dalle navi, se quelle navi sono in tutto e per tutto equiparate al territorio dello Stato. Ma in tutto e per tutto sono equiparabili solo le navi militari – risponde – Tra l’altro, ricordo che le norme del Codice della navigazione si applicano a tutte le navi, escluse le militari e che le navi italiane in alto mare sono considerate territorio italiano, mentre al contrario in acque nazionali non lo sono più”.

De Falco legge quindi le previsioni meteo dei prossimi giorni: “Grave peggioramento. Dire che con un mare in tempesta si possano fare pratiche amministrative è una sciocchezza di chi non è mai stato a mare. La nave non è una anagrafe comunale. La navigazione è una attività per natura rischiosa. In questo momento il rischio è concreto”. (di Roberta Lanzara)