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Segre: “Valanga di odio sempre più vasta, a 96 anni mi scrivono ancora ‘perché non muori?’”

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(Adnkronos) – Un “mondo dell’odio talmente vasto, sempre più vasto”, una “valanga d’odio”, che “nonostante io abbia la scorta da anni e abbia 96 anni, trascina persone a mandarmi messaggi con scritto ‘perché non muori?’”. E' l'amara constatazione della senatrice a vita Liliana Segre. La senatrice a vita sopravvissuta all’Olocausto ha ricordato di quando da bambina “avevo mania di correre nei corridoi e andare a rispondere al telefono a muro. Finché venne la campagna razziale nel ‘38 e mio padre mi disse di non rispondere più al telefono. Di solito obbedivo ma qualche volta no: rispondevo e spesso quello dall’altra parte non era bambino, ma un uomo o una donna, che dicevano ‘perché non muori?’. Mai mi sarei aspettata, dopo tutto quello che c’è stato, a quasi 96 anni, di ricevere ancora tali minacce”. Quindi la domanda al ministro Piantedosi, definito “un amico che mi fa molto piacere”: “Sarà da curare?” chi la minaccia di morte online.  Quanto all'episodio di intolleranza verso la Brigata ebraica al corteo del 25 aprile a Milano in cui sfilava anche il figlio Luciano Belli Paci, Segre ammette che “da madre ero molto preoccupata”. “Ero molto preoccupata anche da figlia”, ha aggiunto la senatrice sopravvissuta all’Olocausto.  Sull'episodio è stata espressa la “condanna più netta e assoluta” e “una rinnovata solidarietà a chiunque abbia subito quell’atto vile” dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Mentre l’ex parlamentare Pd e presidente di Sinistra per Israele, Emanuele Fiano, presente al convegno, sottolineando che “sentirsi cacciati da una manifestazione che difende la libertà – ve lo assicuro io – non è una bella sensazione, è una ferita amara, che insieme bisogna risolvere, ma bisogna risolverla non pensando che ci sia la colpa da una parte e dall'altra”. Secondo Fiano “la folla dell'altro giorno ci deve preoccupare perché vuol dire che c'è un odio molto diffuso e che oggi bisogna stare attenti a fenomeni di massa”. Tuttavia, ha sottolineato Fiano, “penso che questa accusa di antisemitismo all'Anpi sia sbagliata, penso che invece serva dialogo”.  “Avrei delle critiche da fare sull'organizzazione del corteo. L'Anpi ha mosso una critica alla Brigata ebraica per essersi arrogata il diritto di stare in testa al corteo, ma invece la scelta legittima e motivata sicuramente da un problema di ordine pubblico di mettere la Brigata ebraica in quel posto è stata delle forze dell'ordine e a loro va chiesto il perché”, ha detto Fiano, ricostruendo che “dall’aver accusato la Brigata ebraica di arroganza istituzionale o di aver infranto i patti è nata una reazione uguale contraria, che non condivido. Non condivido neanche la critica che è stata fatta alla Brigata ebraica e bisogna fermarsi e parlare, perché il 25 aprile è la festa della Liberazione e la Brigata ebraica ne è un elemento. Non credo che tutti quelli che hanno inveito contro la guida ebraica urlando cose molto o poco commendevoli sappiano esattamente la loro storia. Per quello è giusto, ma questo lo dice anche l'Anpi, che la Brigata ebraica sfili al corteo”. Dopodiché, ha aggiunto, “le regole comuni andrebbero riviste e io personalmente mi farò parte dirigente perché la prossima volta ci sia un discorso comune su cosa si può e cosa non si può fare in manifestazione per impedire che qualcuno ritenga che qualcosa è una provocazione, ma non si può certo comunque accettare che una minoranza del corteo decida chi può stare dentro il corteo o chi non può stare, questo vuol dire calpestare la Costituzione. Si può discutere su come ti presenti, su quali bandiere ci sono quali o non ci sono, se ci sono delle fotografie o non ci sono, si può discutere di tutto e io sono pronto a farlo, ma bisogna stare molto attenti a non produrre ferite”.  
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