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Scuola, mille presidi in rivolta: “Ci hanno mandato al nord, ma Azzolina nominata in Sicilia”

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Roma, 16 feb. (Adnkronos) – Continua la bufera sul concorso presidi 2017, reso celebre per la partecipazione della ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. A chiedere ascolto stavolta non sono gli aspiranti dirigenti scolastici che per anni hanno gridato allo scandalo, ma i vincitori del concorso. Un migliaio di presidi chiamati in servizio nel 2019 soprattutto al nord e comunque non nella loro regione di appartenenza, come avevano richiesto; “ciliegina sulla torta, rischiamo, con il prossimo concorso a graduatorie regionali in arrivo, di essere definitivamente penalizzati dal sistema e di non potere più tornare a casa, mentre la ministra Lucia Azzolina ha ricevuto l’incarico ‘sotto casa’, in Sicilia, nonostante fosse in coda alla graduatoria”. Lo denuncia all’Adnkronos a nome del gruppo dei mille, Benedetto Lo Piccolo, dirigente presso l’Ic De Amicis, a Busto Arsizio, in Lombardia dove è giunto in seguito all’incarico del 2019 dalla Sicilia.

“Siamo i migliori e siamo stati mandati al nord senza alcun aiuto economico da parte dello Stato, che abbiamo sostenuto e servito con dedizione in questi anni di pandemia garantendo l’apertura delle scuole – dice il Dirigente – Chiediamo semplicemente che la mobilità interregionale sia estesa dal 30% al 100% dei posti. O entreremo in sciopero della fame e della sete”. Questa la vicenda: i posti di dirigenza messi a concorso nel 2017 sono stati spalmati in un quadriennio, 2022 incluso. Nel 2019 hanno preso servizio i primi 1984 dirigenti vincitori. Mille dei quali sono stati trasferiti in altre regioni, sradicati dalle famiglie. Nel 2020, l’immissione in ruolo ha riguardato circa 345 presidi (1/3 dei quali sono stati nominati nella propria regione di appartenenza). Ultima chiamata nel 2021 per 396 presidi, 2/3 dei quali vengono incaricati fuori regione; 1/3 è nominato in casa, tra questi Azzolina classificata al posto 2539.

“Non ci interessa il destino della ex ministra. Ma essendo trascorso un triennio dal nostro primo incarico, vorremmo tornare a casa, per ricongiungerci alle nostre famiglie. Il fatto che la mobilità interregionale, sia limitata al 30% continua a far perpetrare lo scandalo di chi arriva ultimo in graduatoria ma prende il posto sotto casa – osserva il Dirigente – Fatto ancora più grave con il nuovo concorso in arrivo nel 2023, che prevede le graduatorie regionali e condanna chi è rimasto fuori la propria regione, ad esserlo a vita. Vogliamo essere ascoltati e garantiti dal ministro Bianchi, che si era impegnato con un atto di indirizzo a cui non ha più dato seguito. Ricordiamo che già un centinaio di vincitori ha rinunciato all’incarico, non potendo sostenere i costi di trasferimento e una gestione familiare a distanza con immensi sacrifici conseguenti”.

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