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Scalfari e ‘La Repubblica’, il tabloid che cambiò il giornalismo

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Roma, 14 lug. – (AdnKronos) – “Dal 14 gennaio o credete alle versioni ufficiali o credete a La Repubblica”: nel 1976 debuttò con questo slogan pubblicitario in edicola il nuovo quotidiano diretto da Eugenio Scalfari – morto oggi a 98 anni – che, insieme all’imprenditore Carlo Caracciolo, fu anche l’ideatore di questa nuova iniziativa editoriale destinata a cambiare il volto del giornalismo italiano (fu il primo giorno in formato tabloid) e a essere imitato in patria e all’estero. “La Repubblica” nacque dall’iniziativa di Caracciolo e Scalfari, che già ai tempi in cui era direttore del settimanale “L’Espresso” coltivava l’idea di in quotidiano, grazie a una joint venture tra il Gruppo L’Espresso e Arnoldo Mondadori Editore.

Per lanciare il giornale, Scalfari rilasciò un’intervista in cui affermò che la nuova testata si proponeva come alternativa delle “versioni ufficiali” dei fatti, proprio perché molte di esse avevano perso una parte fondamentale di credibilità.

La scelta fu quella di fare de “La Repubblica” un quotidiano che portasse ogni giorno nelle sue pagine lo spirito dei settimanali (“L’Espresso” ma anche “Panorama”, “L’Europeo” ed “Epoca”) che, tra gli anni ’50 e ’60, erano diventati “il grande laboratorio’ del linguaggio giornalistico italiano con la loro nuova narrazione dei fatti, capace di mescolare letteratura e giornalismo in senso stretto. Fecero parte della prima redazione, tra gli altri: Gianni Rocca, Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Rosellina Balbi, Miriam Mafai, Barbara Spinelli, Natalia Aspesi, Corrado Augias, Enzo Golino, Edgardo Bartoli, Fausto De Luca, Enzo Forcella, Orazio Gavioli, Giuseppe Turani.

I primi grandi successi di vendita arrivano nel 1978, in concomitanza con il rapimento dello statista democristiano Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Durante la prigionia (19 aprile), Moro fu fotografato dai suoi carcerieri con una prima pagina proprio del quotidiano di Scalfari per mostrare la sua esistenza ancora in vita.

Il pareggio in bilancio insieme a una tiratura di 180.000 copie arrivò nel 1979. Il successo del giornale di Scalfari avvenne anche grazie alla linea politica del suo direttore che attirò molti lettori di sinistra e comunisti con una posizione di assoluta fermezza nei confronti del terrorismo.

Negli anni ’80 “La Repubblica” e “Il Corriere della Sera” si contenderanno il primato tra i quotidiani italiani. Nel 1986, data del suo decimo compleanno, il giornale romano decise il varo di un settimanale finanziario, un dorso che uscì come supplemento del lunedì, “Affari & Finanza”, diretto da Giuseppe Turani. Nel dicembre 1986 “La Repubblica” riuscì per la prima volta a superare il “Corriere”: 515.000 copie contro le 487.000 del concorrente.

(di Paolo Martini)

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