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**Sanremo: Willie Peyote, porto sul palco dell’Ariston la battaglia per le riaperture** (2)

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(Adnkronos) – Circa la sua idea del panorama musicale e discografico, tema affrontato nel brano sanremese, Guglielmo tiene ad essere chiaro: “Io sono positivamente impressionato dal grande fermento che c’è musicalmente in Italia -sottolinea- non vorrei quindi essere considerato un ‘boomer’ che critica i giovani d’oggi. Il discorso è più ampio, io nel pezzo non me la prendo con gli artisti ma con le major, le case discografiche, gli addetti ai lavori, i giornali di musica… Ci sono tante cose interessanti nel panorama musicale, anche in gara a Sanremo, molto innovativi. Ma da qui a dire che è tutto bello il contesto e come lo viviamo, no”.

Il fatto che quest’anno non ci sia il pubblico, Willie Peyote lo vive in modo ironico e non negativo: “Almeno non faccio la fine di Crozza nel 2013, dove c’è un’intera platea a contestarmi”, scherza. E osserva: “E’ un palco, ma comunque è un palco televisivo. So che il mezzo è diverso rispetto ai concerti, anzi trovo più difficoltà a suonare con la gente seduta”. E sul duetto con Samuele Bersani, con il quale eseguirà la celebre ‘Giudizi Universali’, si illumina: “Quando mi hanno detto che potevo scegliere qualsiasi canzone, ho deciso di farmi un regalo con quella che è una delle più belle canzoni degli ultimi trent’anni. Un onore che Samuele la canti con me sul palco, me lo ricorderò”.

Su quello che ha imparato in questo periodo di pandemia, il 36enne artista piemontese non ha dubbi: “Non sono tra quelli che dicono che necessariamente questo periodo ha tirato fuori il meglio di noi, ma sicuramente ho imparato qualcosa, ed è la pazienza, che mi mancava proprio”. E se è vero che “non sono a Sanremo per fare la gara ma per divertirmi”, se dovesse vincere si stupirebbe come un bambino: “Mi direi che davvero tutto può succedere. Premiare me, vorrebbe dire che davvero il festival abdica a se stesso”. E alla domanda se, da vincitore, potrebbe andare addirittura nel salotto della D’Urso, risponde a suo modo: “No, se non mi obbligano non ci vado. Non avrebbe senso. Loro non capirebbero quello che dico, e io non capirei quello che dicono loro”. (di Ilaria Floris)

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