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Salute, 11 aprile Giornata del Parkinson, appello neurologi: “Agire sui fattori di rischio”

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(Adnkronos) – In occasione della Giornata mondiale del Parkinson che ricorre domani, 11 aprile, la Società italiana di neurologia (Sin) richiama l'attenzione su un messaggio chiave: oggi il Parkinson va affrontato con un approccio duplice e integrato, che unisca prevenzione basata sui fattori di rischio e ricerca su nuove terapie, incluse quelle potenzialmente in grado di modificare la progressione della malattia. Il Parkinson – ricorda la Sin – è una delle principali malattie neurodegenerative ed è la seconda causa di disabilità motoria nell'adulto dopo l'ictus. La sua incidenza è in aumento e l'impatto sulla qualità della vita delle persone e sui sistemi sanitari è destinato a crescere nei prossimi anni. Le evidenze scientifiche mostrano che la malattia non è il risultato di una singola causa, ma nasce dall'interazione tra predisposizione genetica, esposizioni ambientali e stili di vita, che si accumulano nel tempo. "Oggi sappiamo che il Parkinson non è una malattia inevitabile né esclusivamente genetica – afferma Mario Zappia, presidente della Sin – E' il risultato di una serie di fattori che agiscono lungo il corso della vita, molti dei quali sono potenzialmente modificabili. Questo apre spazi concreti per una prevenzione più efficace". Tra i principali fattori di rischio riconosciuti rientrano l'età, alcune varianti genetiche, le esposizioni ambientali (come pesticidi, solventi industriali e inquinamento atmosferico), i traumi cranici, ma anche condizioni metaboliche quali diabete, ipertensione e sindrome metabolica, associate a una maggiore probabilità di sviluppare la malattia e a forme clinicamente più severe, spiegano i neurologi. Negli ultimi anni è cresciuta inoltre l'attenzione sul ruolo dell'infiammazione cronica e sul legame tra intestino e cervello. Accanto a questi elementi, esistono ambiti su cui è possibile intervenire, sottolinea la Sin. L'attività fisica regolare si conferma uno dei fattori protettivi più solidi, mentre un'alimentazione ispirata alla dieta mediterranea è associata a un rischio più basso e a un decorso più favorevole della malattia. Anche la qualità del sonno rappresenta un aspetto centrale nella tutela della salute cerebrale. "Agire sugli stili di vita significa intervenire prima che la malattia si manifesti pienamente – evidenzia Zappia – E' lo stesso modello che ha consentito risultati importanti nella prevenzione cardiovascolare e oncologica. Oggi dobbiamo applicarlo con la stessa determinazione anche alle malattie neurologiche". Parallelamente, la ricerca sul Parkinson sta attraversando una fase di grande fermento, rimarcano i neurologi. A livello globale sono in corso circa 200 studi clinici interventistici, che affiancano lo sviluppo di nuove terapie sintomatiche più selettive e meglio tollerate a un crescente impegno verso trattamenti potenzialmente modificanti la malattia. In questo ambito – cita la Sin – rientrano gli studi sugli anticorpi monoclonali diretti contro l'alfa‑sinucleina, sui farmaci mirati a specifici target molecolari come Lrrk2, e le terapie cellulari che hanno recentemente fornito risultati preliminari incoraggianti in termini di sicurezza e fattibilità. "Non siamo ancora di fronte a una cura definitiva – conclude Zappia – ma oggi disponiamo di una conoscenza molto più ampia dei meccanismi della malattia e di strategie concrete per rallentarne l’evoluzione. In attesa di terapie risolutive, la prevenzione resta lo strumento più solido per ridurre il numero di nuovi casi e guadagnare anni di salute neurologica". 
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