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Ricerca: team italiano scopre relazione genetica tra malaria e Covid (2)

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(Adnkronos) – Amoroso spiega che “si è ottenuta una connessione molto chiara: nei territori dov’erano più frequenti i morti di malaria all’inizio del secolo scorso, meno frequentemente sono registrati oggi i malati di Covid, e viceversa. All’inizio del secolo scorso ogni centomila soggetti, ne morivano per malaria 73 in Sardegna, 24 in Sicilia e 32 in Calabria, mentre non ce n’erano in Lombardia o in Piemonte. Le Province del delta del Po erano anch’esse flagellate dalla malaria, con mortalità all’inizio del secolo scorso analoghe alle regioni del Sud. Ma anche la diffusione del Covid più di 100 anni dopo ha risparmiato maggiormente le province di Ferrara (dove i casi di Covid-19 rappresentano il 6,5% della popolazione) e di Rovigo (con il 5,9% della popolazione è risultata Covid positiva)”.

Manlio Tolomeo, coautore dello studio e medico al Policlinico di Palermo, sottolinea che “sappiamo molto bene come la convivenza con la malaria abbia selezionato alcune caratteristiche genetiche che consentivano di resistere meglio all’infezione malarica e che avvantaggiavano di conseguenza gli individui che le possedevano. L’ipotesi che abbiamo avanzato è stata dunque che alcune delle caratteristiche genetiche che erano state selezionate per essere vantaggiose per l’infezione malarica potessero anche aiutare nel combattere meglio il coronavirus”. Per dimostrare questa ipotesi, Andrea Cavalli, Responsabile del team Computational and Chemistry Biology dell’Istituto Italiano di Tecnologia e coordinatore del team di ricerca, illustra che i ricercatori si sono “avvalsi dei dati già disponibili dalla comunità scientifica, sia in relazione alle varianti genetiche di protezione alla malaria (ne abbiamo selezionate una cinquantina), sia relative allecaratteristiche del genoma di un migliaio di individui sani appartenenti ad una cinquantina di diverse popolazioni, per le quali erano anche disponibili le frequenze del Covid-19”.

“Partendo da questi dati e dall’esperienza nello studio delle malattie genetiche, siamo quindi andati alla ricerca delle varianti più frequenti nelle popolazioni meno colpite dal Covid-19 e che fossero in grado di avere un impatto sul comportamento dei geni e quindi potenzialmente vantaggiose contro il coronavirus” precisano Marta Rusmini e Paolo Uva, coautori del lavoro e ricercatori presso l’Unità di Bioinformatica Clinica dell’Istituto G. Gaslini. “Questo studio -chiariscono infine i ricercatori- contribuisce ad approfondire la relazione tra genetica e suscettibilità al Covid-19 e fornisce un solido approccio metodologico che potrà essere applicato per studi futuri direttamente sul Dna di pazienti Covid”.

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