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Referendum, ex ministro Castelli: “Voto No tutta la vita”

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Roma, 14 set. (Adnkronos) – Referendum? Voto no, tutta la vita”. Anche Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia leghista, spiega che voterà per bocciare in taglio dei parlamentari su cui gli italiani sono chiamati a pronunciarsi il prossimo 20 e 21 settembre. Per lo storico dirigente della Lega Nord “è chiaro che i parlamentari sono troppi, ma serve un disegno organico di riforme, mentre siamo di fronte a una inaccettabile sparata dei 5Stelle che dicono che i parlamentari ‘sono tutti fannulloni'”. Poi parla dei ‘dissidenti’ del no nel partito di Salvini: “Lui – dice riferendosi al leader deve essere coerente, per questo voterà sì – ma io credo che l’80% dei nostri elettori voterà no”. I deputati e i senatori? Lì penso al 100% di sì”, risponde Castelli, citando chi ha già detto che voterà contro il taglio, a partire da Giorgetti, Attilio Fontana e Claudio Borghi.

“Certo – spiega – penso che alle urne vincerà il sì, prima era certo, ora è probabile, ma se si arrivasse a un risultato con il 40% degli italiani per il no sarebbe un segnale ben diverso da quello di un sì che vince con l’80%”.

La vicenda dei fondi della Lega? “Solo un polverone, al massimo una cresta fatta da qualcuno sul capannone, la verità è che cercano di mettere in difficoltà il partito a ridosso del voto”, spiega Castelli, che rimanda al mittente le accuse che arrivano al suo partito, dopo l’inchiesta di Milano, che ha portato agli arresti di tre commercialisti vicini al partito, per la vicenda di una compravendita di un capannone con un prezzo gonfiato e malversazione di soldi pubblici. Commercialisti che Castelli spiega però di non conoscere: “Non so chi siano, non ne conosco neanche uno”, dice poi di Di Rubba, Manzoni e Scillieri.

“La cosa della Russia che fine ha fatto? – si domanda Castelli, tornando sulla vicenda del Metropol di Mosca – . E la vicenda Siri?”. La verità – accusa l’ex guardasigilli – è che si spendono soldi pubblici per nulla, mentre quando ero ministro la Corte Conti mi chiedeva sempre conto delle spese”. “Dopo sei mesi c’è il rinvio a giudizio o l’archiviazione e mi chiedo, da cittadino, che cosa stia succedendo di quelle inchieste”.

“E i 49 milioni non ci sono e mai sono esistiti, io ero amministratore a quei tempi e posso dire che non ci sono, quindi è inutile cercarli”, continua Castelli.

“Ad ottobre, dopo il voto”, annuncia quindi l’ex ministro all’Adnkronos, ci sarà una manifestazione di “quella corrente di leghisti che non si dimentica del referendum sull’autonomia della Lombardia” saremo in campo per “mantenere viva la fiamma dell’autonomia” e dei temi del nord. A partire dall’Autonomia che “dopo il voto di milioni di cittadini, in Lombardia e Veneto, non sembra che sia in cima alla lista delle priorità”.

Castelli però tiene a precisare che non si tratta di un attacco alla svolta sovranista del leader Matteo Salvini: “Sarà una cosa soft – assicura – . Luji è il segretario riconosciuto della Lega, ci rivolgiamo piuttosto al governo, al ministro Boccia”.

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