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**Quirinale: Pd guarda a quarto voto, resta sempre Draghi sullo sfondo**

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Roma, 23 gen. (Adnkronos) – “La candidatura di Draghi resta in campo, diciamo che al momento è sullo sfondo. Si devono consumare prima una serie di passaggi politici”. Un big Pd, al termine dell’assemblea dei grandi elettori dem con Enrico Letta, riassume così gli umori parlando con l’Adnkronos. Saranno le prossime giornate a dire se quei ‘passaggi politici’ scioglieranno positivamente o meno il nodo su Draghi. Il no a Pier Ferdinando Casini da parte di Matteo Salvini interroga i dem e viene letto da alcuni come un passo verso Draghi. “Se non lo fanno loro, non lo faremo noi il nome di Casini”, si osserva. Ma è ancora presto. Serve tempo, il nodo è anche la prospettiva di governo. Lo stesso incontro Letta-Salvini resta in stand by. Letta ha dato un timing in assemblea: bisognerà aspettare almeno fino a martedì o mercoledì perché si arrivi a stringere.

Nel mezzo il timore principale per i dem è che il centrodestra avanzi un nome “insidioso” che possa mettere a rischio la tenuta dei gruppi M5S. Del resto, resistono i distinguo anche nel Pd. Viene confermata l’ostilità dell’area Franceschini alla candidatura Draghi. Letta da parte sua è impegnato a tenere unito il fronte giallorosso. Anche la stessa decisione di andare sulla scheda bianca alla prima votazione – “per dare un segno di disponibilità e apertura all’interlocuzione, pur nella durezza della nostra condanna di quanto avvenuto ieri nel centrodestra” – sarà comunque condivisa in una nuova riunione domani mattina Pd, M5S e Leu.

Quanto al nome di Andrea Riccardi, fa parte delle mosse tattiche che caratterizzano la partita del Colle, si spiega. Non si tratta di un candidato di bandiera ma di un “profilo ideale”, come lo ha definito Letta. Un profilo moderato che conta su ampio consenso trasversale anche nel variegato mondo che compone il gruppo Misto, in una parte di Forza Italia e anche in Fratelli d’Italia, da contrapporre al centrodestra nel caso in cui proponessero un nome indigeribile. Non è casuale l’aver fatto uscire il nome del fondatore di Sant’Egidio, una personalità simbolo dell’accoglienza. E il mittente del messaggio è ovviamente Matteo Salvini.

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