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**Quirinale: la corsa al Colle, dall’intesa su De Nicola alla rottura del Patto del Nazareno** (15)

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(Adnkronos) – Il 13 maggio 1999 l’Italia politica è radicalmente diversa da quella di sette anni prima. E’ nata, anche se forse soltanto simbolicamente, la seconda Repubblica. Il sistema elettorale proporzionale ha lasciato il posto a quello maggioritario, determinando una competizione tra centrodestra e centrosinistra (che si vogliano o meno utilizzare i trattini). Non ci sono più i partiti che hanno scritto la Costituzione, sostituiti dai loro eredi o da schieramenti completamente nuovi come Forza Italia e la Lega. Gli ex missini hanno fatto parte di una maggioranza di governo e a palazzo Chigi siede per la prima volta un ex comunista, Massimo D’Alema.

Proprio per bilanciare questa presenza, a succedere a Scalfaro sembra destinato Franco Marini, segretario del Partito popolare, anche in virtù di un patto che avrebbe stretto con il premier al momento del suo insediamento. Non la pensa però allo stesso modo Walter Veltroni, leader dei Ds, che in un’intervista a ‘La Repubblica’ ha illustrato le “sette ottime ragioni per votare Ciampi”. Governatore della Banca d’Italia; presidente del Consiglio di un Governo tecnico-politico tra l’aprile del ’93 e l’inizio del ’94, nei mesi tumultuosi seguiti all’elezione di Scalfaro; in quel momento ministro del Tesoro, dicastero occupato anche durante il Governo Prodi, e da lì regista dell’ingresso dell’Italia nell’euro.

Veltroni riesce a convincere sia il suo partito, sia i leader del centrodestra Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. Fino all’ultimo Marini cerca di resistere, insistendo per portare comunque un Popolare al Quirinale, ma il presidente del Senato, Nicola Mancino, si scontra con la contrarietà dei Ds, mentre Rosa Russo Jervolino viene liquidata da Berlusconi come ‘una Scalfaro in gonnella’. Ciampi viene così eletto al primo scrutinio, non senza qualche patema, anche perché il diretto interessato prima di accettare la candidatura aveva posto come condizione di non finire impallinato dai franchi tiratori. Su 1010 componenti e 990 votanti ottiene 707 consensi, soltanto 33 in più rispetto al quorum di 674, i due terzi dell’Assemblea. 55 le schede bianche, 18 le nulle, i voti dispersi, alla fine si conteranno circa 180 franchi tiratori rispetto ai consensi sui quali avrebbe potuto contare in base agli accordi.

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