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Poscia (Umberto I): “Formare giovani scienziati non basta, serve trattenerli nel Ssn”

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(Adnkronos) – "La ricerca indipendente è fondamentale perché permette di esplorare ambiti che l'industria farmaceutica, di solito, non affronta. Studi su meccanismi fisiopatologici, malattie rare o condizioni poco conosciute possono fornire le basi scientifiche per sviluppare le terapie del futuro. Non a caso, anche l'industria utilizza spesso i risultati della ricerca indipendente come punto di partenza per nuovi sviluppi". Così all'Adnkronos Salute Roberto Poscia, responsabile dell'Unità di Ricerca clinica e Clinical Competence del Policlinico Umberto I di Roma e presidente del Comitato sulle terapie avanzate dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco), alla presentazione – oggi a Roma – degli 8 dottorati innovativi in 5 università e 4 regioni (Lazio, Lombardia, Piemonte e Puglia), il cui obiettivo è aprire nuove frontiere della ricerca e accelerare il cambiamento nella pratica clinica. Bristol Myers Squibb Italia ha co-finanziato gli 8 dottorati di ricerca della durata di 3 anni, rivolti a giovani ricercatori che avranno anche l'opportunità di trascorrere 6 mesi in azienda.  Poscia sottolinea poi un cambiamento ormai inevitabile: "Un ospedale moderno – spiega – non può fare a meno di una struttura dedicata alla gestione della ricerca clinica. Così come non è pensabile un ospedale senza un reparto ormai consolidato come la Cardiologia, allo stesso modo non è più possibile immaginare un grande centro sanitario senza un'unità organizzata che si occupi di sperimentazioni cliniche. Servono professionisti formati, perché la ricerca clinica è diventata una disciplina a sé: lo sperimentatore deve potersi concentrare sul lavoro scientifico, mentre la gestione normativa deve essere affidata a personale dedicato, nel pieno rispetto delle good clinical practice". Per rendere la ricerca clinica parte integrante del Servizio sanitario nazionale, secondo Poscia "è necessario completare il lavoro normativo già avviato dal ministero della Salute, guidato dal professor Guido Rasi, attraverso il Tavolo della ricerca e sperimentazione clinica attivo al dicastero. L'obiettivo – sottolinea – è creare una piena integrazione tra ricerca, sperimentazioni cliniche e assistenza sanitaria, trasformando la sperimentazione in una vera opportunità terapeutica per tutti i pazienti. Le cure devono arrivare prima possibile e in modo uniforme su tutto il territorio". Poscia ricorda anche l'importanza della recente determina Aifa sulla decentralizzazione dei trial clinici (la n.424 2024): una misura che permette, ad esempio, di svolgere parte delle sperimentazioni direttamente al domicilio dei pazienti. "Una scelta decisiva per chi vive lontano dai grandi centri ospedalieri e rischia di non accedere a terapie innovative". Riguardo agli 8 nuovi dottorati di ricerca, Poscia li considera essenziali: "Le università potranno formare figure altamente qualificate, capaci di affrontare le sfide emergenti, come l'uso di sistemi basati su intelligenza artificiale nei dispositivi medici. Servono competenze tecniche e regolatorie, oggi sempre più richieste".  Dove andranno, una volta formati, questi nuovi scienziati? Per Poscia la risposta è chiara: "Dovrebbero rimanere nel sistema sanitario nazionale e nelle università. E' fondamentale creare le condizioni necessarie per trattenerli in Italia, evitando che vadano all'estero o verso altre realtà. Lo Stato li forma, lo Stato deve fare in modo di trattenerli". 
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