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Philip Morris, su nuovi prodotti serve dialogo pubblico-privato

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Roma, 27 set. (Adnkronos) – Un focus sui temi della riduzione del rischio legato al fumo, dell’innovazione del prodotto e delle relative politiche regolatorie. È quello offerto dal webinar “Rethinking disruption – Innovating for better in an era of disruption”, promosso da Philip Morris International in occasione della dodicesima edizione del Global Tobacco and Nicotine Forum, il meeting più importante al mondo dedicato alla discussione delle politiche e del futuro delle industrie del tabacco e della nicotina, in programma a Washington del 27 al 29 settembre.

Alla vigilia della giornata di apertura del Forum, il webinar ha visto la partecipazione di Gregoire Verdeux, vicepresidente senior Affari Esteri di Philip Morris International; Lindsey Stoud, direttrice di Taxpayer Protection Alliance (Alleanza per la protezione dei contribuenti); Tommaso Di Giovanni, vicepresidente Comunicazioni Internazionali di Philip Morris International e William Stewart, presidente e fondatore di Povaddo Research che ha illustrato i risultati della ricerca sulle abitudini dei fumatori adulti e il loro rapporto con i prodotti innovativi come e-cig e soluzioni smoke free, che ha coinvolto ben 14 Paesi.

Negli interventi dei partecipanti alla tavola rotonda il termine ‘disruption’ (interruzione, rottura) assume un significato fortemente positivo poiché la “rottura con il passato” e la spinta verso un’era di rinnovamento e di miglioramento sono per Philip Morris International di fondamentale importanza.

“Affinché l’innovazione porti ad un cambiamento concreto nella vita delle persone – e perché questa sia resa accessibile a tutte le fasce di popolazione – è necessaria un’interazione propositiva tra l’industria, i governi e le Istituzioni”, ha osservato Gregoire Verdeux che ha aggiunto: “I dati raccolti dalla survey condotta da Povaddo mostrano che le persone nutrono una grande aspettativa di cambiamento e questa esigenza è in linea con gli sforzi e gli investimenti da noi portati avanti negli anni, che ci hanno permesso di sviluppare alternative meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali. Nonostante questo però – ha aggiunto Verdeux – nel mondo continua ad essere più semplice avere accesso alle normali sigarette piuttosto che ai prodotti smoke free e alle e-cig. Ciò è dovuto, in parte, all’atteggiamento di diffidenza di alcuni governi”.

“La situazione non è uguale in ogni angolo del mondo – ha spiegato il vicepresidente senior Affari Esteri di Philip Morris International – in Nuova Zelanda, ad esempio, il governo si è già mosso efficacemente al fine di incoraggiare coloro che non riescono o non vogliono smettere di fumare a sostituire le sigarette a combustione con alternative a potenziale rischio ridotto, oltre a raccomandare di non iniziare a fumare ai non fumatori. Anche il governo del Regno Unito ha un atteggiamento positivo nei confronti di questi prodotti. In molti altri Paesi però, c’è ancora tanto da fare per eliminare la diffidenza e i preconcetti riguardo i prodotti a potenziale rischio ridotto contenenti nicotina”.

Secondo Gregoire Verdeux: “È giusto e naturale che i governi possano essere preoccupati per l’immissione sul mercato di un prodotto nuovo, al tempo stesso però la soluzione non è la sua messa al bando. A mio avviso – ha concluso – solamente riportando la discussione ai dati e alle evidenze scientifiche si può arrivare ad un confronto proficuo”.

Durante il webinar sono stati presentati i dati aggiornati emersi dalla ricerca sulle abitudini dei fumatori adulti e il loro rapporto con i prodotti innovativi come e-cig e soluzioni smoke free, condotta dal centro di ricerche internazionali Povvado e commissionato da Philip Morris International, che mostrano il vasto sostegno della società nei confronti delle innovazioni dirompenti che migliorano la salute pubblica, come spiega William Stewart, presidente e fondatore di Povaddo Research: “La ricerca si è svolta tra luglio e agosto 2022 ed ha coinvolto un campione di oltre 1700 adulti over 21 provenienti da 14 Paesi, toccando ogni continente. I risultati hanno evidenziato che oltre la metà dei partecipanti ritiene che per le aziende sia necessario investire in innovazione al fine di offrire un servizio migliore alla comunità e di portare ad un cambiamento significativo nella società. Ma investire in innovazione – ha osservato Stewart – non è il solo passo da compiere, l’accessibilità rappresenta infatti un elemento cruciale del processo di cambiamento. I dati raccolti ci portano a concludere che i cambiamenti dirompenti non possono verificarsi se osteggiati dalle policy dei governi e che indagini come questa sono cruciali per restituire una fotografia chiara delle esigenze delle società”, ha concluso.