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Pari opportunità: Casellati, ‘forti squilibri e resistenze culturali religiose sociali e giuridiche’

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Roma, 11 mar. (Adnkronos) – “La parità di genere rimane ancora oggi un obiettivo e non un traguardo per l’esistenza di tante aree regionali dove i diritti e le opportunità di affermazione delle donne sono segnati da forti squilibri e resistenze culturali, religiose, sociali e giuridiche. Ma anche in Italia la parità di genere non si è completamente realizzata, nonostante le conquiste che hanno segnato il percorso delle donne negli ultimi cinquant’anni”. Lo dice il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, in un passaggio del discorso con cui ha aperto questa mattina il campus formativo del Corriere della Sera ‘Obiettivo 5: parità di genere’.

“Ci sentiamo dire tutti i giorni che abbiamo bisogno di più donne. Nella politica come nelle amministrazioni – ricorda la seconda carica dello Stato – . Nelle università come nelle imprese. Nelle arti come nelle scienze. Perché le donne hanno una ‘marcia in più’. Ma a che cosa serve quella ‘marcia in più’? Consente davvero alle donne di arrivare al traguardo? Una donna può scrivere con l’inchiostro delle proprie capacità il futuro? Parlo del suo futuro individuale. E insieme del futuro di una intera società. Me lo domando perché quella al femminile in molti ambiti è una storia tutta da scrivere”.

“Io ritengo che ancora oggi dobbiamo confrontarci con due nodi di fondo – la libertà di scelta e il merito – per spiegare perché sia così difficile il successo al femminile. La libertà è una conquista culturale e sociale per l’universo femminile. E va ben oltre le logiche dell’eguaglianza formale. Il diritto di scegliere il proprio futuro per tante donne è un desiderio rimasto sulla carta, perché spesso si scontra con il problema di poter coniugare famiglia e lavoro. Spesso si scontra con le dinamiche di una società che sottovaluta i talenti delle donne, che agisce in base a stereotipi di ruolo. E questo può creare, a cascata, una rete di dipendenza anche economica che nelle situazioni patologiche della violenza di genere non consente alle donne di determinarsi nella direzione voluta. Il merito è invece la fondamentale regola di gioco che, neutralizzando la discriminante del genere, consente di fare emergere le donne non in quanto donne, ma per le loro capacità”, conclude Casellati.

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