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Non solo i Patagarri al Concertone, da Ghali a Dargen D’Amico gli artisti Pro-Pal

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(Adnkronos) – Il 'caso Patagarri' al Concertone del Primo Maggio ha scatenato un dibattito nel mondo della cultura, della politica e della società civile. Ma la performance della band milanese sul palco di piazza San Giovanni, dove ha intonato insieme al pubblico lo slogan 'Palestina libera' sulle note di un brano tradizionale israeliano scatenando le ire del presidente della comunità ebraica romana e non solo, ha diversi precedenti, nessuno dei quali ha mancato di suscitare un aspro confronto.  Ancora impressa nella memoria dei telespettatori è l'esibizione di Ghali sul palco del festival di Sanremo 2024. L'artista portò alla kermesse il brano 'Casa Mia', in cui con versi eloquenti affrontava il tema del conflitto israelo-palestinese: "Ma, come fate a dire che qui è tutto normale/Per tracciare un confine/Con linee immaginarie bombardate un ospedale/Per un pezzo di terra o per un pezzo di pane", cantava il rapper di origini tunisine. Ma il momento clou fu quando – salutando il pubblico al termine della performance, Ghali riportò a voce alta le parole del pupazzo alieno Rich Ciolino che lo accompagnava: "Stop al genocidio". L'episodio si trasformò in un rovente caso politico: l'ambasciatore di Israele in Italia lo definì "vergognoso", il giorno dopo la conduttrice di 'Domenica In' Mara Venier fu al centro di un polverone mediatico per essersi trovata in difficoltà nell'arginare la coda della vicenda e dovette leggere in diretta un messaggio dell'allora ad della Rai, Roberto Sergio, che ribadiva la "convinta solidarietà al popolo di Israele e alla comunità ebraica".  E sempre Sanremo 2024 fu teatro di un altro appello allo stop della guerra a Gaza. Fu quello di Dargen D'Amico, che salito sul palco con addosso dei pupazzi cuciti sulla giacca – probabilmente per sensibilizzare sulle condizioni in cui vivono i bambini della Striscia – concluse l'esibizione con l'esortazione "Cessate il fuoco!". Le polemiche furono tali che nei giorni successivi il cantautore si sentì in dovere di scrivere un post in cui precisava che non intendeva "fare politica".  A questi due artisti se ne affiancano tanti altri. Per citare qualcuno, lo scorso settembre Milano ha ospitato un concerto di beneficenza per Gaza intitolato eloquentemente 'Nessun Dorma'. L'obiettivo era quello di raccogliere fondi per la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, e all'evento hanno partecipato una quindicina di artisti tra cui Francesca Michielin, Mannarino, Coez, Vasco Brondi, Willy Peyote, Cosmo, Dente, Ditonellapiaga e altri.  Tra gli artisti che hanno deciso di esprimere la propria idea c'è poi Fiorella Mannoia, che non ha mai fatto mistero della sua posizione sulla guerra in Israele. L'interprete di brani iconici come 'Quello che le donne non dicono', 'I dubbi dell'amore' e 'Il cielo d'Irlanda' l'anno scorso partecipò anche a una manifestazione a Roma per il cessate il fuoco a Gaza. "Ho parlato da cittadina, e non da cantante – disse poi nei giorni successivi – Un giorno ci chiederanno 'dove eravate voi'. Ecco io c'ero".  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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