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Musica: Verdone, ‘una volta pregai su tomba Jim Morrison e lo ‘sgridai’ per le droghe’

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Roma, 2 lug. (Adnkronos) – “Una volta, quando stavo a Parigi sul set di ‘Posti in piedi in Paradiso’, sono andato a visitare la tomba di Jim Morrison e devo dire la verità: una preghiera gliel’ho detta. Gli ho detto grazie, perché mi hai dato i momenti più belli della mia giovinezza. Però, sei stato uno stronzo a prendere tutte quelle droghe, perché non servivano: eri bravo uguale”. E’ il toccante e personale ricordo che Carlo Verdone, intercettato sul set del suo ultimo film, regala all’Adnkronos alla vigilia dei 50 anni dalla morte a Parigi della grande icona del rock di cui l’attore e regista è uno dei fan più noti e appassionati.

“Io interpretavo il ruolo di uno che aveva un negozio dei vinili -ricorda Verdone- E portavo mia figlia, che nel film stava a Parigi, a visitare la tomba di Jim Morrison per portargli dei fiori (Morrison è sepolto a Parigi al cimitero del Père Lachaise, ndr). All’ultimo minuto però, il cimitero non ci ha dato l’autorizzazione perché la famiglia aveva chiesto un po’ di riserbo, dato che la tomba è ormai una vera e propria installazione meta di tantissimi. Il finale non fu come lo volevo, ma la visita alla sua tomba la ricordo molto bene”. Verdone traccia poi un profilo delicato e intenso dell’artista, voce di un’intera generazione: “Lui era un timido, per lui era una cosa terribile salire sul palco, infatti si drogava, usciva fuori di testa -dice il regista- Ma era un ragazzo che leggeva moltissimo, amava la letteratura, conosceva Ginzberg, Kerouac, tutta la Beat Generation e ha sviluppato un senso della scrittura e della poesia molto fine. I suoi testi sono molto belli”.

“Purtroppo aveva scritto nel destino che doveva morire così presto -osserva Verdone- Era sensuale, era violento, era folle e soprattutto aveva un grande fascino, il fascino dell’autodistruzione”. Il regista romano coglie l’occasione per fare un appello ai giovani: “Io spero che i ragazzi di oggi traggano una conclusione: che non si può morire così giovani per colpa di droghe prese in maniera esagerata e distruttiva. Mi auguro invece che sviluppino quella passione che lui aveva per la letteratura, per la poesia e la sua grande, enorme sensibilità. Prendiamolo come un grande simbolo di quegli anni, però non imitiamolo, perché la droga alla fine ci ha portato via il 70% dei grandi artisti”, sottolinea il regista.

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