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Milano: sorella Pifferi, ‘giusto no alla perizia non è un raptus, ancora zero scuse’

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Milano, 8 mag. (Adnkronos) – “Ci sarò sempre. Io non so più definire mia sorella, ma so che sono dalla parte giusta: lei è mia sorella, ma chi è morta è mia nipote”. Viviana Pifferi, sorella di Alessia, la donna accusata di omicidio volontario pluriaggravato per aver lasciato morire di stenti nella sua culla la figlia Diana di soli 18 mesi, parla al termine dell’udienza davanti ai giudici del tribunale di Milano. Anche questa volta, come nella scorsa udienza, indossa la maglietta con la foto della piccola trovata senza vita il 20 luglio scorso.

“Credo sia stato giusto da parte dei giudici non concederle la perizia” per stabilire la capacità dell’imputata di stare nel processo, perché “ha lasciato la piccola una settimana da sola, non è un raptus di cinque minuti” sottolinea la donna, parte civile nel processo.

In aula lo sguardo delle due sorelle non si incrocia mai, ma Alessia Pifferi le ha scritto più di una lettera ora che è dietro le sbarre del carcere di San Vittore. “Se volevo dirle qualcosa le avrei risposto, ma in quelle lettere non c’è nessun tipo di scuse e se non arrivano neanche quelle” continua il silenzio.