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Migranti, raid in Consolato libico a Palermo

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Palermo, 18 ott. (Adnkronos) – Blitz stamani al Consolato libico di Palermo.​ All’entrata della sede, che si trova nella centralissima in via Libertà, sono stati affissi dei manifesti con le immagini dei ‘lager libici’ ed è stata apposta una targa con su scritto: ‘Consolato torturatori Libia’. Un’azione di disobbedienza filmata e rivendicata attraverso un volantino da ‘Le donne e gli uomini di buona volontà del Nuovo Mediterraneo’. Nelle immagini del raid, di cui l’Adnkronos è entrata in possesso, si vedono alcune persone con indosso tute bianche e il volto coperto mentre affiggono sulle pareti esterne del consolato manifesti con le immagini di migranti e le scritte ‘lager libici’ e ‘torturatori’. All’ingresso del consolato è stata sistemata una targa con su scritto ‘Consolato torturatori Libia’ e a terra e sui muri gettato del liquido rosso a simboleggiare il sangue.

“Abbiamo fatto visita oggi al Consolato libico di Palermo – si legge nel volantino che rivendica l’azione -. Un’azione pacifica ma determinata per restituire la vera immagine di ciò che questo luogo rappresenta: un governo, quello di Tripoli, dove si autorizzano milizie di assassini e banditi, a fare violenze orribili contro donne, uomini e bambini migranti, rinchiusi nei lager o braccati nelle strade come prede di una battuta di caccia sanguinaria. E’ lo sporco lavoro di ‘cani da guardia’ della frontiera esternalizzata a sud dell’Europa, che prevede la detenzione e anche l’eliminazione fisica di esseri umani, che hanno l’unica colpa di voler chiedere rifugio in Paesi al di là del mare, come l’Italia”.

‘Le donne e gli uomini di buona volontà del Nuovo Mediterraneo’ puntano il dito contro la “violazione sistematica e programmata” dei diritti umani in Libia, “pagata con centinaia di milioni di euro da Italia ed Europa”. “Nel 2017 hanno siglato, gli allora governanti italiani ‘di sinistra’, un patto con i clan armati libici, scritto con il sangue di decine di migliaia di innocenti”. Il memorandum Italia-Libia per gli autori del raid avrebbe come obiettivo quello di “rendere legale torturare, stuprare, uccidere i richiedenti asilo, nell’intento di impedirgli di raggiungere le coste siciliane. Finanziare la costruzione di campi di concentramento, addestrare e rifornire la cosiddetta ‘Guardia costiera libica’, che ha catturato in mare e deportato in Libia decine di migliaia di persone. Rendere legale la violazione della Carta universale dei diritti dell’uomo, la convenzione di Ginevra sui rifugiati, la Convenzione di Amburgo sul soccorso in mare. Rendere legale l’orrore e l’ingiustizia”.

Il Mediterraneo, spiegano ancora, è “la nostra casa comune” ma anche “un cimitero senza croci né lapidi, dai potenti dell’Impero”. “Chiamiamo fratelli e sorelle coloro che sono costretti a percorrere i deserti e ad affidarsi alle onde, per poter attraversare il confine che c’è tra la morte e la vita. Siamo mediterranei e riconosciamo il valore di un diritto di cittadinanza che non è basato sul colore della pelle, sulla ricchezza o sulla povertà, ma sull’umanità. Le lotte dei nostri fratelli e sorelle per conquistare il diritto umano alla mobilità, per riaffermare il diritto inviolabile a poter chiedere asilo e rifugio sono le nostre lotte. E costruiranno un nuovo Mediterraneo”.

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