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Menarini investe 150 mln per nuovo stabilimento produttivo in Italia

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Roma, 31 lug. (Adnkronos Salute) – L’emergenza Covid-19 non frena gli investimenti di Menarini. Anzi. Il Gruppo farmaceutico, con sede a Firenze e presente in 140 Paesi al mondo, sceglie l’Italia per il suo nuovo stabilimento nell’area fiorentina da 40.000 mq, che darà lavoro a 250 persone dirette e ad altrettante nell’indotto. Una scelta coraggiosa, proiettata al futuro e nel segno dell’innovazione, maturata dai vertici del Gruppo nei giorni del lockdown, quando hanno cominciato ad essere evidenti le conseguenze tragiche della pandemia sull’economia italiana: interrompere la ricerca della localizzazione internazionale economicamente più attrattiva per privilegiare il nostro Paese che vive il suo momento più drammatico dal Secondo Dopoguerra.

Un investimento da 150 milioni di euro, per il sito più moderno oltre che uno dei più grandi del Gruppo che, di fatto, marcherà e viaggerà di pari passo con la voglia dell’Italia di ricominciare a correre. L’entrata in funzione del nuovo sito produttivo è prevista entro il 2023. “Abbiamo preso una decisione di cuore, condivisa con il consiglio di Amministrazione: privilegiare il nostro Paese, e farlo subito, con un investimento di 150 milioni che dia immediatamente un contributo all’economia e all’occupazione – affermano Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, azionisti e membri del Board di Menarini – Siamo un’azienda italiana e siamo orgogliosi di esserlo. Qui produrremo farmaci che sono l’essenza del Gruppo, utilizzati ogni giorno da decine di milioni di pazienti in Italia e all’estero”.

Sarà il 17esimo stabilimento del gruppo, situato a pochi chilometri dal quartier generale di Firenze, uno dei più grandi e più moderni grazie alle tecnologie di smart manufacturing, con tecnologie produttive innovative e sistemi di automazione e digitalizzazione in linea con il programma Industry 4.0 con importanti obiettivi di sostenibilità ambientale. La capacità produttiva sarà di circa 100 milioni di confezioni all’anno (prevalentemente nell’area del cardiovascolare, metabolismo e allergie corrispondenti a 3 miliardi di compresse).

“Questo stabilimento avrà un nome – continuano Lucia e Alberto Giovanni Aleotti – e saranno i nostri dipendenti a sceglierlo. Un nome che riassuma il coraggio, la volontà e il cuore dell’Italia che vuole rialzarsi e fare squadra nei momenti più difficili”.

Il Gruppo Menarini, che ha acquisito da poco, per 677 milioni di dollari, la biotech statunitense Stemline Therapeutics, ha chiuso il 2019 con un fatturato, che sfiora i 3 miliardi e 800 milioni di euro (3.793 milioni), in crescita del 3,2% rispetto al 2018, e con l’ebitda di 492 milioni. “L’anno che si è chiuso non risentiva ovviamente della crisi Covid-19, e ha visto Menarini aumentare la sua presenza all’estero e rafforzare la sua governance con la nomina, a settembre, del Ceo del Gruppo, Elcin Barker Ergun. Oggi il fatturato internazionale è il 77% del totale grazie alla dedizione e impegno dei nostri dipendenti che portano la qualità dei farmaci Menarini nel mondo”, conclude Eric Cornut, presidente del Gruppo Menarini.

Il Gruppo farmaceutico Menarini, con sede a Firenze, è presente oggi in 140 paesi al mondo; con 3,793 miliardi di euro di fatturato, conta più di 17.000 dipendenti. Con 10 centri di Ricerca e Sviluppo i suoi prodotti sono presenti nelle più importanti aree terapeutiche tra cui cardiologia, gastroenterologia, pneumologia, malattie infettive, diabetologia, infiammazione e analgesia. La produzione farmaceutica, invece, è realizzata nei 16 stabilimenti produttivi del Gruppo, in Italia e all’estero, dove sono prodotte e distribuite nei cinque continenti oltre 581 milioni di confezioni all’anno. Con la sua produzione farmaceutica Menarini contribuisce, in modo continuo e con standard di qualità elevatissimi, alla salute dei pazienti di tutto il mondo.

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