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Mattarella vede Draghi, Colle vigila in attesa voto Senato su decreto Aiuti

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Roma, 11 lug. (Adnkronos) – Anche se “era una decisione già chiara”, per “una questione di merito per noi importante, che avevamo anticipato”, come spiegato dal leader M5S, Giuseppe Conte, la scelta dei pentastellati di non partecipare al voto finale alla Camera sul decreto legge Aiuti fa salire pericolosamente la tensione all’interno di Governo e maggioranza, avvicinando quello che potrebbe essere un punto di non ritorno. E’ chiaro che al Quirinale la situazione viene monitorata costantemente e l’incontro del tardo pomeriggio tra il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e quello del Consiglio, Mario Draghi, è stata l’occasione per un nuovo punto della situazione e per cercare di mettere ordine nelle tessere del complicato puzzle che si cerca di comporre sui vari tavoli politici ed istituzionali.

Come è suo costume il Capo dello Stato analizza ovviamente tutte le variabili in campo, ma ritiene prematuro ipotizzare scenari senza che ancora si siano manifestate le condizioni che possono rappresentarne i presupposti. In altri termini, inutile chiedersi cosa potrebbe decidere il Presidente della Repubblica in caso di crisi di governo senza che si sia effettivamente in presenza di dimissioni del presidente del Consiglio.

Tante ancora le variabili in campo per poter prevedere quali potrebbero essere le scelte di Mattarella nel caso in cui venisse a mancare il sostegno al Governo da parte del Movimento Cinquestelle. È chiaro che uno snodo cruciale è rappresentato da quanto accadrà in Senato nel momento in cui l’Esecutivo porrà la fiducia sul dl Aiuti e per i pentastellati non ci sarà la possibilità, come è accaduto alla Camera, di una scelta disgiunta tra fiducia e voto finale sul provvedimento.

Se si ripetesse quanto accaduto oggi a Montecitorio, difficilmente Draghi potrebbe proseguire come se nulla fosse, anche per la reazione che si determinerebbe da parte delle altre forze politiche, visto che già oggi Silvio Berlusconi ha sottolineato la necessità di una verifica di maggioranza.

Prima del voto di Palazzo Madama tuttavia c’è tempo per capire se il premier e Conte riusciranno a trovare un minimo comune denominatore e se da Palazzo Chigi arriveranno segnali considerati soddisfacenti dal leader M5S dopo le richieste presentate nell’incontro di mercoledì scorso. Da questo punto di vista un passaggio importante potrebbe essere rappresentato dall’incontro di domani tra il presidente del Consiglio e i sindacati.

Ma cosa accadrebbe se la situazione dovesse invece precipitare? È possibile che si vada avanti con un Governo sempre presieduto da Draghi, una volta verificata comunque l’esistenza di una maggioranza anche senza M5S? Anche se dal Quirinale e da palazzo Chigi non filtrano indiscrezioni, è possibile che anche di questa ipotesi si sia parlato durante l’incontro al Colle del tardo pomeriggio, ma appunto di ipotesi si tratta.

C’è infatti da capire innanzi tutto quale potrebbe l’atteggiamento degli altri partiti che sostengono il Governo di fronte alla scelta dei Cinquestelle di passare all’opposizione, se ad esempio Lega e Forza Italia sarebbero disposte a proseguire in un’esperienza di Governo accanto al Pd, anche alla luce delle forti polemiche registrate sulle proposte di legge relative alla cannabis e allo Ius scholae. Senza trascurare l’imbarazzo in cui verrebbero a trovarsi i Dem dopo la scelta traumatica di quelli che difficilmente potrebbero essere i loro alleati alle prossime elezioni. E non sarebbe certo un elemento secondario la disponibilità o meno dell’attuale premier a rimanere a Palazzo Chigi.

Prematuro dunque interrogarsi su quelle che potrebbero essere le scelte di Mattarella in caso di crisi di governo. Di sicuro c’è la preoccupazione per gli appuntamenti che attendono il Paese, dalla prossima legge di Bilancio alle scadenze legate al Pnrr, in una situazione economica e sociale che rischia di aggravarsi di giorno in giorno per le conseguenze legate alla crisi ucraina.

Temi sui quali il confronto tra il Capo dello Stato e il premier è sempre quotidiano, rispetto ai quali il Presidente della Repubblica ha aggiunto anche gli elementi emersi nel viaggio della settimana scorsa in Mozambico e in Zambia, in quel continente africano che rischia di pagare pesantemente la crisi alimentare che sta portando con sé la guerra in Ucraina, con una serie di effetti a catena, a partire da un aumento esponenziale dei flussi migratori.