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Massimo Franco: “Politica imbrigliata dalle priorità internazionali”

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(Adnkronos) – "È difficile che il rimescolamento in atto produca cambiamenti a breve termine nella politica italiana. Anzi, gli smottamenti sono destinati a mostrare sia la maggioranza di governo, sia le opposizioni intrappolate, quasi imprigionate dalla situazione internazionale. Il risultato è quello di una politica interna tanto agitata quanto impotente; con partiti obbligati a navigare a vista, cercando di capire quali effetti avrà sull’opinione pubblica l’azione disgregatrice degli Stati Uniti di Donald Trump. Ma senza nessuna certezza di prevedere i tempi della ricaduta finale di quanto accade". Lo scrive Massimo Franco
nella sua nota sul "Corriere della Sera". "Le picconate americane rimettono in discussione una solidarietà verso l’Ucraina che per tre anni è apparsa a prova di sabotaggio. E portano a chiedersi in parallelo se l’europeismo come è stato declinato finora resisterà a un tentativo inedito e potente di delegittimazione. Il riarmo annunciato dalla Commissione Ue prevede investimenti per 800 miliardi di euro. E appare giustificato sia dalle minacce di disimpegno statunitense, sia dall’esigenza di affermare la difesa comune come priorità ineludibile. La riunione straordinaria del Consiglio Europeo di ieri, alla quale ha partecipato anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sottolinea l’eccezionalità del momento. Ma mostra anche le crepe che possono aprirsi in governi e opposizioni di fronte all’esigenza di destinare fondi consistenti alle spese militari. Non a caso si rianimano le forze del populismo in Italia, dalla Lega al M5S. Sentono di avere l’appoggio del 'più forte', Trump, che copre anche le loro indulgenze filo-russe. E soprattutto ritengono che il riarmo sia una parola magica che permette di soffiare sul malcontento sociale".  "In un’Europa spaventata e impoverita, il tema si rivela altamente divisivo – scrive Franco – Non a caso porta lo stesso Pd di Elly Schlein, che da mesi insiste sui danni della politica sociale di Giorgia Meloni, a prendere le distanze dal piano della Commissione Ue. Faticherebbe a giustificare il dirottamento dei fondi di coesione dalla sanità o dall’istruzione: anche se questo porta il Pd a contraddire la scelta di molti partiti socialisti europei, favorevoli al progetto. Si tratta di un altro indizio dell’ipoteca internazionale che condiziona le politiche interne. E costringe a ricalibrare o comunque ridimensionare le scadenze che si profilano nei prossimi mesi. La riforma della giustizia si presenta come una questione delicata ma remota, nonostante la probabile imminenza di un referendum. E molte delle scelte da compiersi risultano come sospese. Rimangono le 'piazze pacifiste', divise e avvolte in un alone di ambiguità. Eppure, tra qualche mese i problemi interni torneranno a bussare, e chiederanno soluzioni". —[email protected] (Web Info)

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