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Mafia: sequestro Dia, inquirenti ‘Pilo finanziato con capitali illeciti grazie ad appoggio boss’

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Palermo, 16 giu. (Adnkronos) – L’anziano imprenditore Giovanni Pilo, ritenuto dagli inquirenti uomo d’onore della famiglia mafiosa di Palermo-Resuttana, e a cui la Dia ha sequestrato oggi beni per 30 milioni di euro, “finanziò le sue iniziative imprenditoriali con capitali illeciti e trasse un vantaggio concorrenziale nello svolgimento della sua attività grazie all’appoggio della mafia, in quanto collettore degli interessi di Cosa nostra nell’ambito delle attività imprenditoriali nel settore delle costruzioni edili ed immobiliari”, spiegano gli inquirenti.

Ad accusarlo anche numerosi collaboratori: Francesco Onorato, Giovanni Brusca, Angelo Siino, Antonino Avitabile, Giuseppe Marchese, Salvatore Cancemi, Calogero Ganci, Giovan Battista Ferrante, Francesco Paolo Anzelmo. “Gli accertamenti svolti hanno, inoltre, disvelato una netta sperequazione fra i redditi dichiarati da Pilo rispetto agli acquisti effettuati ed agli investimenti sostenuti per l’attività d’impresa – dice la Dia -Ciò ha indotto il Tribunale della prevenzione a concordare con la Dia sul fatto che i capitali utilizzati fossero di provenienza illecita e a disporre, conseguentemente, il sequestro dei suoi beni e di quelli intestati alla coniuge e al figlio, stimati prudenzialmente in 30 milioni di euro”.

Si tratta dell’intero capitale sociale e relativo compendio aziendale di 5 società di capitali con sede in Roma; quote di partecipazione in 2 società di capitali, operanti nel settore immobiliare e delle costruzioni edili; due strutture ricettive alberghiere: una pronta, in Ladispoli (Roma) ed un’altra, in Guidonia Montecelio, ancora in corso di definizione; 38 immobili, alcuni locali commerciali e 4 terreni ubicati fra Palermo, Terrasini (Palermo), San Vito lo Capo (Trapani), Roma e Dello (Brescia) ed una grande villa ubicata a Mondello (Palermo) oltre a 6 rapporti bancari e 5 polizze vita.

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