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Mafia: il poliziotto che arrestò Brusca, ‘mi riconosco nelle parole di Maria Falcone’

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Palermo, 31 mag. (Adnkronos) – “Mi riconosco nelle parole di Maria Falcone, di più non voglio dire”. Così, all’Adnkronos, Luigi Savina, l’ex vicecapo della Polizia che nel 1996, quando era dirigente della Mobile di Palermo, arrestò Giovanni Brusca. Dopo avere appreso la notizia della scarcerazione di Brusca, Maria Falcone ha detto: “Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere”.

Era il 20 maggio 1996 quando, alle 21, in una zona alla periferia di Agrigento, Cannatello, duecento uomini della polizia, guidati proprio da Savina, allora capo della squadra mobile di Palermo, arrestarono il sicario di Totò Riina. Brusca commise un errore: accese il telefonino quando ormai era sera. E poi cadde in un tranello semplice e geniale. “Usammo uno stratagemma, una vecchia moto della polizia con una ruota forata – raccontò anni fa lo stesso Savina – La moto passò e ripassò davanti a tre villette in una delle quali era nascosto il latitante Brusca che fece l’errore di rispondere alla nostra telefonata. Quando il rumore della moto coprì la voce al telefono capimmo dov’era nascosto ed io», aggiungi Savina con un velo di emozione, «ho ancora un urlo nell’orecchio: “È lì, è lì”, gridò Cortese”, cioè Renato Cortese, poi diventato questore di Palermo.

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