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**Mafia: giudici, ‘anche soggetti estranei a Cosa nostra nella ideazione della strage Borsellino’**

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Palermo, 6 apr. (Adnkronos) – (di Elvira Terranova) – Non fu solo Cosa nostra a decidere la morte del giudice Paolo Borsellino. Ne sono convinti i giudici del Tribunale di Caltanissetta nelle motivazioni della sentenza del processo sul depistaggio sulle indagini sulla strage Borsellino. Il 12 luglio del 2022 il Tribunale di Caltanissetta aveva dichiarato prescritte le accuse contestate a Mario Bo e Fabrizio Mattei, due dei tre poliziotti accusati di avere depistato le indagini sulla strage di via D’Amelio costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta. Assolto il terzo imputato, Michele Ribaudo. Il venire meno dell’aggravante ha determinato la prescrizione del reato di calunnia. I giudici parlano della presenza di “altri soggetti o gruppi di potere co-interessati all’eliminazione di Paolo Borsellino, con un ruolo nella ideazione, preparazione ed esecuzione della strage di via D’Amelio”. In particolare, come si legge nelle motivazioni visionate dall’Adnkronos, i giudici nisseni parlano di “plurimi elementi che inducono a ritenere prospettabile un ruolo, tanto nella fase ideativa, quando nella esecutiva, svolto da soggetti estranei a Cosa nostra nella strage, vero e proprio punto di svolta nella realizzazione della strategia stragista dei primi anni Novanta”.

“Anche senza volere ritenere scontato che si possa parlare di ‘accelerazione’, più o meno repentina, non è aleatorio sostenere che la tempistica della strage di via D’Amelio rappresenta un elemento di anomalia rispetto al tradizionale contegno di Cosa nostra volto, di regola, a diluire nel tempo le azioni delittuose nel caso di bersagli istituzionali e ciò nella logica di frenare l’attività di reazione delle istituzioni”, si legge.

I giudici di Caltanissetta, nelle motivazioni della sentenza del processo sul depistaggio, scrivono anche “di convergenze di interessi nella ideazione della strage di via D’Amelio tra Cosa nostra ed ambienti esterni ad essa”. “Oltre ai tempi della strage, oggettivamente ‘distonici’ rispetto all’interesse di Cosa nostra, vi sono ulteriori elementi che inducono a ritenere asfittica la tesi che si arresta al riconoscimento della ‘paternità mafiosa’ dell’attentato di via D’Amelio e della sua riconducibilità alla strategia stragista deliberata da Cosa nostra, prima di tutto, come ‘risposta’ all’esito del maxiprocesso e ‘resa dei conti’ con i suoi nemici storici”.