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Low cost e devastanti: tutti vogliono imitare i droni Shahed usati da Mosca

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(Adnkronos) – Si sta scatenando una vera e propria corsa globale a copiare i droni iraniani Shahed, utilizzati con terribile efficacia dalla Russia in Ucraina. Come riporta il Wall Street Journal, sottolineando il ritardo dell'Occidente rispetto alla tecnologia iraniana, Stati Uniti, Cina, Francia, Regno Unito e altri Paesi stanno investendo ingenti risorse per sviluppare repliche di questi velivoli a basso costo, lungo raggio e capaci di saturare le difese aeree nemiche. Progettati dall'Iran nei primi anni Duemila e già utilizzati contro Israele e dai proxy iraniani in Medio Oriente, gli Shahed hanno un costo contenuto – tra 35mila e 60mila per unità – e un'autonomia che supera i 1.600 chilometri. Il design ad ala triangolare dello Shahed favorisce una produzione di massa a basso costo perché in genere non necessita di componenti strutturali, ha spiegato Steve Wright, consulente di aziende e del governo britannico per la progettazione di droni. Un corpo in fibra di vetro o fibra di carbonio e l'uso di un motore a elica anziché di una propulsione a getto contribuiscono inoltre a contenere i costi. "Se entri in guerra, servono tasche molto profonde", ha spiegato il generale Andre Steur, comandante della Royal Netherlands Air and Space Force, sottolineando come la guerra in Ucraina abbia messo in luce la necessità di avere in dotazione armi economiche e numericamente rilevanti, e l'inadeguatezza attuale dell'Occidente su questo fronte. Negli Stati Uniti, aziende come SpektreWorks e Griffon Aerospace stanno sviluppando prototipi simili agli Shahed, come il Lucas e l'Arrowhead, dando seguito a un memo del capo del Pentagono, Pete Hegseth. Altri modelli occidentali puntano su prestazioni superiori: il britannico SkyShark, ad esempio, vola a 450 chilometri orari – quasi quattro volte la velocità dello Shahed-136 – con un costo stimato tra 50 e 65mila dollari. Anche la francese Mbda ha creato un drone d'attacco a lungo raggio a un costo molto inferiore rispetto a un missile da crociera. Tuttavia, le aziende produttrici occidentali devono affrontare costi del lavoro e dei materiali più elevati rispetto agli Shahed. La guerra in Ucraina – osserva il Wall Street Journal – ha dimostrato quanto sia urgente sviluppare alternative economiche ai missili tradizionali, che costano oltre un milione di dollari e richiedono più di un anno per essere prodotti.  La Russia ha iniziato a schierare lo Shahed alla fine del 2022, dopo aver firmato un accordo con l'Iran per l'acquisto e la produzione locale dei droni. Da allora, ha lanciato decine di migliaia di droni d'attacco contro obiettivi in Ucraina, spesso utilizzandoli come 'esche' per occupare le difese aeree ed aprire la strada a missili devastanti. Secondo esperti come James Patton Rogers del Cornell Brooks Tech Policy Institute, la capacità di colpire a lungo raggio con sciami di droni low-cost rappresenta "una delle minacce più gravi alla sicurezza internazionale".  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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