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Loi: con la sua poesia il dialetto milanese diventa lingua universale/ Adnkronos

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Milano, 4 gen. – (Adnkronos) – Il poeta Franco Loi, considerato uno dei maggiori autori del secondo dopoguerra e il maggiore tra quelli in dialetto milanese, è morto a Milano all’età di 90 anni. Era nato a Genova il 21 gennaio 1930. Trasferitosi a Milano nel 1937 con la famiglia, dopo aver intrapreso diversi lavori (tra l’altro curò le relazioni pubbliche presso l’ufficio pubblicità della Rinascente e lavorò all’ufficio Stampa della casa editrice Arnoldo Mondadori Editore), a partire dai primi anni Ottanta ha intensificato la sua attività in campo editoriale, divenendo tra l’altro anche un apprezzato critico letterario e collaboratore di riviste e quotidiani

Nella sua opera poetica Loi ha assunto il dialetto meneghino come il crogiolo di un più complesso espressionismo linguistico, talvolta animato anche di una risentita passione politica (fu da giovane attivo militante comunista, aderendo in seguito ai movimenti della nuova sinistra, fino al distacco della fine anni ’70) mescolando elementi di varia provenienza, talvolta rielaborati e reinventati per piegarli alle sue esigenze espressive. È autore di numerose raccolte poetiche in cui ha saputo fondere una poesia di ampio respiro narrativo e improvvisi slanci lirici.

Dopo le raccolte degli esordi “I cart” (1973, con disegni di Eugenio Toniolo, Edizioni Trentadue) e “Poesie d’amore” (1974, con incisioni di Ernesto Treccani, Edizioni Il Ponte), Loi si è affermato con la raccolta “Stròlegh” (1975, con introduzione di Franco Fortini, Einaudi), uno sguardo penetrante e insieme visionario nel mondo operaio e popolare della Milano anni Quaranta e Cinquanta, cui hanno fatto seguito “Teater” (1978, Einaudi), in cui come suggerisce il titolo tutto si svolge come su una scena teatrale, e “L’angel” (1981, Edizioni San Marco dei Giustiniani; Mondadori 1994), una sorta di romanzo in versi in cui compaiono anche passi in genovese, emiliano e romanesco. Nel 2005 Einaudi ha pubblicato l’antologia “Aria de la memoria, Poesie scelte (1973-2002)”. Tra le sue raccolte più fortunate “Amur del temp” (Crocetti Editore, 1999, ripubblicata nel 2018). Tra i numerosi riconoscimenti, Loi ha ottenuto il Premio Bonfiglio, il Premio Nonino, il Premio Librex Montale e il Premio Brancati 2008. E’ stato insignito dalla Provincia di Milano della medaglia d’oro e ha ricevuto dal Comune di Milano l’Ambrogino d’oro e il Sigillo Longobardo della Regione Lombardia.

Nei suoi testi Franco Loi usa un dialetto milanese molto aperto alle contaminazioni, intrecciando voci diverse: dal dialetto milanese della tradizione letteraria al gergo dialettale proletario e sottoproletario, dagli arcaismi ai forestierismi, fino ai neologismi e alle sue personali invenzioni, ottenendo un impasto linguistico di forte originalità espressiva, che spesso si nutre di polemica sociale e talora anche politica.

Con le raccolte “L’aria” (1981), “Bach” (1986), “Liber” (1988, Premio Nonino), la sua ricerca linguistica ha unito l’epica popolare e l’intimismo lirico. Ha pubblicato in seguito “Memoria” (1991, Boetti & C.), “Umber” (1992, Piero Manni), “Arbur” (1994, Moretti & Vitali), “Isman” (2002, Einaudi), “Aquabella” (2004, Interlinea Edizioni).

Con “Voci d’osteria” (2007, Mondadori, Premio Librex Montale e il Premio Brancati) Loi ha messo in forma poetica il vasto materiale ascoltando le voci della gente comune. E’ autore di una raccolta di saggi (“Diario breve”, 1995, La Nuova Compagnia Editrice) e di racconti (“L’ampiezza del cielo”, 2001, Gallino). Nel 2010 ha pubblicato l’autobiografia “Da bambino il cielo” (Garzanti) a cura di Mauro Raimondi. Tra le sue opere più recenti occorre citare, entrambe del 2012, la raccolta poetica “I niül” (Interlinea Edizioni).

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