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L’identikit dell’amministratore locale: uomo, 49enne, diplomato

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(Adnkronos/Labitalia) – Uomo di 49 anni, con un titolo di studio che in rari casi supera il diploma e con alle spalle un lavoro da impiegato o imprenditore. Questo l’identikit dell’amministratore locale italiano medio emerso da un’elaborazione di Centro Studi Enti Locali per Adnkronos, basata su dati del Viminale aggiornati al 27 luglio 2022. Le elezioni amministrative dello scorso giugno hanno portato alle urne gli elettori di 971 Comuni. I risultati di questa consultazione, uniti a quelle degli anni precedenti, hanno determinato la nomina di un esercito di 121.386 amministratori comunali attualmente in carica. Tra loro: 19.547 assessori, 87.133 consiglieri, 1.019 presidenti del consiglio comunale, 618 vicepresidenti del consiglio e 7.452 sindaci.

Ma qual è il profilo di questi amministratori? Dalla ricerca effettuata da Centro Studi Enti Locali a partire dai dati del Dipartimento per gli affari interni e territoriali del ministero dell’Interno, appare chiaro come a gestire la cosa pubblica, nei territori, siano soprattutto uomini (80.240 contro le 40.991 donne) che hanno, in poco meno di 8 casi su 10, almeno 40 anni. La quota degli under 20, con solo 84 amministratori, rappresenta lo 0,1% del totale.

Nella fascia tra 21 e 30 anni si collocano 10.239 persone (8,4%) e in quella da 31 a 40 un totale di 23.301 persone, pari al 19,2% del totale. Il grosso dei sindaci, degli assessori e dei consiglieri comunali si pone dunque in zona over 40. La fascia di età più rappresentata in assoluto è quella tra 41 e 50 anni (32.431, pari al 26,7% del totale), seguita da quella 51-60, popolata da 29.631 persone (24,4% del totale). Chiudono il cerchio 155 ultrasessantenni, pari allo 0,1% del totale.

La regione che ha gli amministratori comunali più giovani è la Sardegna. L’età media di coloro che amministrano gli enti sardi è di 46 anni e 9 mesi. Seguono: Basilicata e Calabria (46 anni e 10 mesi), Sicilia (47 anni), Valle d’Aosta (47 anni e 7 mesi), Trentino-Alto Adige (47 anni e 8 mesi), Puglia (48 anni e 5 mesi), Molise (48 anni e 6 mesi), Campania e Abruzzo (48 anni e 8 mesi) ed Emilia-Romagna (48 anni e 9 mesi).

Hanno mediamente 49 anni e 2 mesi coloro esercitano cariche politiche negli enti locali umbri mentre nelle Marche l’età media è di 49 anni e 3 mesi, di poco inferiore a quella che si registra nel Veneto (49 anni e 5 mesi), in Toscana (49 anni e 8 mesi), nel Lazio e in Lombardia (49 anni e 9 mesi).

Sono mediamente ultracinquantenni invece gli amministratori locali friulani (50 anni) e piemontesi (51 anni e 11 mesi). Il record della classe politica più matura va ai comuni della Liguria con 52 anni e 8 mesi.

Se si osserva il titolo di studio, molto bassa la percentuale di laureati che ‘militano’ nelle giunte e nei consigli comunali italiani. Sono in possesso di un titolo di laurea almeno triennale poco più di 37mila amministratori, pari al 30,9% del totale. Di questi, 3.486 hanno una laurea breve (2.9%), 33.145 una laurea di secondo livello (27,3%), 711 hanno una specializzazione post-laurea o dottorato di ricerca (0,6%) e 153 hanno altri titoli post-laurea (0.1%). Sette amministratori su dieci non sono andati, quindi, oltre il diploma.

Nello specifico, sono ferme alla licenza elementare 764 persone (0.6%), alla licenza media inferiore 15.468 (12,7%), a quella superiore 46.584 amministratori (38,4%). Non risultano in possesso di alcun titolo di studio 75 persone (0.1%). La percentuale più alta di laureati si trova tra i sindaci (45%) e tra i presidenti del consiglio comunale (42%). Di contro, solo il 28% dei consiglieri è andato oltre il diploma.

Tra le professioni più rappresentate svolte a margine dell’attività politica, ci sono gli impiegati di aziende private (oltre 8mila), gli artigiani e gli operai specializzati (quasi 5mila), i dipendenti che operano nel mondo pubblico (oltre 4200) e gli imprenditori, amministratori e responsabili di aziende private (oltre 4100). Tanti anche gli amministratori locali che provengono dal mondo dell’architettura o dall’ingegneria (oltre 3.600), così come gli specialisti in scienze giuridiche (oltre 2.600), ai quali si sommano altri 1.100 avvocati e procuratori legali.