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Libro Di Battista: ‘pronto a entrare nel Conte ter ma da M5S arrivata inversione a U’

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Roma, 13 mag. (Adnkronos) – “Dopo anni di limbo mi sentivo di nuovo parte del progetto. Anche Sahra” (la compagna di Di Battista, ndr) “era felice e, a differenza dell’estate del 2019, mi consigliò di entrare nel governo. Ovviamente sarei entrato a determinate condizioni, ma i miei paletti, in quel momento, coincidevano con quelli del Movimento. Ad ogni modo, per prendere una decisione definitiva, facevo la stessa domanda ai miei ex colleghi: «Sicuri? La linea non cambia?», «No, tranquillo». «Guardate che mi espongo», «Vai tranquillo Alessandro». «Sì Conte, No Renzi fino alla fine?», «Fino alla fine». «Anche se non si trovano i responsabili?», «Anche se non si trovano i responsabili»”. Alessandro Di Battista -nel suo nuovo libro ‘Contro’, edito da PaperFirst e in uscita domani, letto dall’Adnkronos in anteprima- racconta quella che definisce l'”inversione a U” del M5S che ha portato all’ingresso dei grillini al governo Draghi.

“Sebbene temessi che la linea sarebbe potuta cambiare – racconta – iniziai a martellare. Sono tornato a scrivere sui social, ho chiamato alcuni parlamentari dubbiosi, e ho detto a Luigi Di Maio e a Stefano Patuanelli che avrei accettato di fare il ministro qualora fosse arrivata una proposta concreta”. Tuttavia “i piani cominciarono a cambiare il 27 gennaio 2021, poco prima che partecipassi, in diretta, alla trasmissione Accordi e Disaccordi condotta da Andrea Scanzi e Luca Sommi. Avevo appena ricevuto un paio di telefonate piuttosto allarmanti. Mi avvertirono che i responsabili latitavano e che la linea tracciata stava cambiando. Si era deciso di tornare con Renzi”.

Ma durante la trasmissione Di Battista, benché “consapevole dell’imminente inversione a U”, mantenne il punto. “Scelsi di tirare dritto – racconta sulle pagine di ‘Contro’ -. Non volli aprire alcuno spiraglio e lo feci, innanzitutto per me stesso. Volli allontanare immediatamente qualsiasi tentazione. Pochi minuti prima di andare in diretta uscii dallo studio per fumare una sigaretta. Ripensai alla mia vita, ai miei figli, alla mia compagna e a mia mamma. In quel momento dovevo prendere una decisione. Fare o non fare il ministro, sempre ammesso che me lo avessero proposto ufficialmente, lo avrei deciso in quegli istanti. Se alla domanda di Sommi avessi risposto in modo più morbido, anche nel caso di un Conte ter con dentro Italia Viva avrei, probabilmente, fatto il ministro. Se, al contrario, avessi risposto in modo perentorio e coerente con quel che era stato detto fino a quel momento, avrei ancora una volta perso il treno, sebbene stavolta sarei stato io a decidere di perderlo”.

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