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L’ematologo: “Con Coronavirus emersa importanza telemedicina ora Paese si attrezzi”

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Roma, 26 mag. (Adnkronos Salute) – “La pandemia da coronavirus ha fatto emergere la necessità e l’importanza delle telemedicina per la nostra sanità e per la qualità della vita dei nostri pazienti. E l’abbiamo messa in pratica in modo artigianale, improvvisato, quasi primitivo. Ora serve che il Paese si attrezzi davvero”. La sollecitazione arriva da Paolo Corradini, presidente della Società italiana di ematologia (Sie) e direttore della Divisione di Ematologia dell’Istituto nazionale tumori di Milano, nel corso della conferenza web per la presentazione di una piattaforma digitale dedicata alle terapie Car T, realizzata da Novartis in collaborazione con la start up Welcomedicine. Una conferenza – “Connessi per la vita. Car -T e telemedicina a supporto dei pazienti” – proposta all’interno della terza edizione della Milano Digital Week, in corso fino al 30 maggio.

In tema di telemedicina, ha spiegato Corradini, “manca completamente un sistema Paese, se consideriamo il ‘macro’. Nel ‘micro’, invece, sarebbe necessario che all’interno delle singole Regioni, dei singoli ospedali si mettessero a punto norme condivise, con direttive generali da parte del Servizio sanitario nazionale, per realizzare forme di telemedicina con una buona protezione dei dati e della privacy del paziente”. E questo, in realtà, “è stato fatto in epoca Covid, in maniera completamente artigianale nelle diverse Regioni, via telefono o email. Una forma di telemedicina da ‘uomo primitivo'”.

Ovviamente, “il ministero della Salute non ha tempo, attualmente, di occuparsi di questo. Ma come Società italiana di ematologia abbiamo fatto una richiesta formale, a tutela dei pazienti ematologici che sono una delle categorie fragili in epoca Covid, di poter incrementare di più queste forme di telemedicina, che hanno il grande vantaggio di mantenere il paziente a domicilio. Parliamo di cose semplici quando il paziente non è da visitare. Ovvero: visite di controllo, follow up semplificati, non certo pazienti che hanno problemi più gravi. In questo modo, però, si sgraverebbe una quota di lavoro dagli ambulatori e i pazienti guadagnerebbero in qualità della vita, con meno tempo dedicato agli spostamenti. E, in epoca di pandemia, si potrebbe contare su una riduzione dei flussi ospedalieri e di rischi infettivi”.

Tutto questo, però, aggiunge il medico “richiede che un Paese si attrezzi. Almeno emanando direttive, facendo delle scelte politiche precise. Anche su tutta la parte amministrativa, noiosa per noi medici ma fondamentale, che regolarizza questa attività e la fa emergere, come una sorta di smart working del lavoro medico e infermieristico. Oggi è un lavoro che non esiste, non è certificato, non è riconosciuto, e ha tutta una serie di implicazioni medico legali da risolvere. Forse il Covid, nella tristezza e nell’estremo dolore che ha causato – sottolinea Corradini – porta anche delle opportunità, come ogni crisi. E una spinta tra le tante è stata sicuramente quella di far sentire l’esigenza reale di telemedicina e di attuarla in maniera seria”, conclude.

La telemedicina, ha aggiunto Fabio Ciceri, direttore di ematologia e trapianto del midollo osseo e vice-direttore scientifico Irccs San Raffaele di Milano, intervenuto alla web conference, “dovrà avere più spazio nel prossimo futuro. Dovremo familiarizzare con questi strumenti e introdurli in modo sistematico nella nostra attività. Ci sarà sicuramente un’esigenza istituzionale, formale, per permettere di riconoscere da parte degli enti pagatori le attività svolte su piattaforme digitali. Un consulto fatto con un medico di medicina generale, che fa evitare al paziente un viaggio inutile, che permette a noi di non sovraccaricare le strutture ospedaliere di visite non necessarie, è un’attività da riconoscere a livello economico e formale. La pandemia ha dato un impulso a tutto questo che spero i decisori colgano con più rapidità rispetto al passato”.

Per quanto riguarda il ruolo delle aziende farmaceutiche, infine , ha concluso Luigi Boano, general manager di Novartis Oncology “il compito principale resta quello di trovare farmaci o vaccini per risolvere una specifica malattia. Ma io credo che la grave situazione che si è venuta a creare con la pandemia ci consente di accelerare anche sulla telemedicina. E credo che le aziende farmaceutiche, che portano innovazione per i pazienti, debbano farsi carico di un lavoro e di un percorso comune anche per sviluppare piattaforme utili alla creazione di reti. Perché si tratta di elementi indispensabili per tutte le terapie avanzate. Non tutti i centri possono fare tutto. Le aziende – conclude – devono favorire questi network affinché i pazienti vengano identificati correttamente. E perché vengano inviati ai centri solo coloro che possono essere realmente avvantaggiati dalle nuove cure”.

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