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Lavoro: Misiani, ‘aumenti ingiustificati profitti, da lì risorse per sostegno più fragili’

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Roma, 2 mag. (Adnkronos) – “A fronte di risorse scarse, le priorità del Partito democratico sono in primis la proroga del taglio del cuneo fiscale negli anni a venire, perché è impensabile che il primo gennaio 2024 i salari vengano di nuovo tagliati, e un investimento nella sanità al collasso. Ci vogliono in questo settore almeno 5 miliardi in più per mantenere il finanziamento al livello del 2023, mentre ne servirebbero addirittura 15 per tornare alla soglia del 7 per cento del PIL. Inoltre, occorrono finanziamenti aggiuntivi per il sistema scolastico, per gli investimenti, per il contratto del pubblico impiego”. E’ quanto ha detto il senatore Antonio Misiani, responsabile economia nella segretaria del Partito democratico, rispondendo agli ascoltatori di Radio Immagina, la web radio dem.

“Purtroppo il governo Meloni non ha la più pallida idea di come reperire le risorse necessarie, perché se l’avesse si farebbe promotore di una lotta seria all’evasione cercando di prendere soldi dove ce ne sono… Al contrario sceglie la strada dei condoni, da ultimo nel recente decreto bollette. Persino gli economisti di destra parlano di una spirale profitti-prezzi e non salari-prezzi, cioè di aumenti ingiustificati di profitti rispetto all’andamento delle materie prime e dell’energia. Andiamo a prendere i soldi da chi sta guadagnando con questi aumenti ingiustificati e redistribuiamo queste risorse per aiutare le fasce sociali che ne hanno più bisogno. Questo è quello che sarebbe necessario decidere, ma il governo non farà nullo di tutto questo per non scontentare il proprio elettorato”.

Misiani inoltre ha aggiunto: “Contrasteremo in Parlamento il decreto del governo, presentando le nostre proposte e cercando la convergenza con le altre forze di opposizione, chiedendo di inserire nel decreto anche misure che ci dovrebbero essere ma che il governo si è guardato bene dal prendere in considerazione. Se la Meloni avesse voluto intervenire sul lavoro in maniera reale e non propagandistica, il primo maggio avrebbe potuto adottare il salario minimo, in un Paese in cui sono 3 milioni e mezzo i lavoratori sottopagati con retribuzioni che arrivano a 3-4 euro netti all’ora. Chiaramente la nostra iniziativa non si esaurirà nelle aule parlamentari, dobbiamo costruire forme di mobilitazione nel paese, lo discuteremo nel partito e con le altre forze di opposizione”.