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La Fed e l’eterno dilemma tra inflazione e recessione

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(Adnkronos) – Difficile che lo si dica apertamente. Eppure, questa volta il presidente della Fed, Jerome Powell, in audizione alla commissione bancaria del Senato, non si sottrae e va dritto al punto. “Esiste la possibilità che i nostri rialzi dei tassi d’interesse causino una recessione” che la Fed “non sta cercando di provocare” con la normalizzazione della politica monetaria in atto. E’ l’eterno dilemma tra inflazione e recessione o, meglio, tra le misure di politica monetaria che servono a raffreddare la corsa dei prezzi e le loro conseguenze sulla crescita.

Powell aggiunge che nella definizione di un livello appropriato di tassi, “l’obiettivo è un ‘soft landing'”. Cosa vuol dire? Letteralmente ‘un atterraggio morbido’ che nel gergo economico significa un rallentamento dell’attività economica ‘pilotato’ in modo da attenuarne gli effetti negativi e scongiurare rischi di recessione. “Sarà impegnativo, tanto più per gli eventi degli ultimi mesi, dalla guerra al rialzo dei prezzi delle materie prime. Ma la nostra riuscita in questo compito – riconosce – dipende anche da fattori che non possiamo controllare”. Per Powell è comunque fondamentale combattere l’inflazione. “Questi livelli danneggiano soprattutto le famiglie con i redditi più bassi. Dobbiamo riportare l’inflazione sotto controllo: non possiamo fallire”.

Il presidente della Fed si mostra comunque ottimista. “Abbiamo sia gli strumenti necessari che la determinazione che serve per ripristinare la stabilità dei prezzi” per famiglie e imprese, dice, ribadendo: “È essenziale ridurre l’inflazione se vogliamo avere un periodo prolungato di solide condizioni del mercato del lavoro a vantaggio di tutti”.

Lo strumento principale il rialzo dei tassi di interesse. Powell conferma la previsione “che i ripetuti aumenti dei tassi saranno appropriati”, anche se “il loro ritmo continuerà a dipendere dai dati in arrivo e dalle prospettive in evoluzione per l’economia”. E promette trasparenza, quasi a voler tenersi lontano dai problemi e dalle polemiche che in Europa hanno riguardato la Bce e il presidente Christine Lagarde. “Prenderemo le nostre decisioni di volta in volta e continueremo a comunicare il nostro pensiero il più chiaramente possibile”.

Ma dove si potrà arrivare? Nonostante i ripetuti rialzi decisi dalla Federal Reserve, spiega Powell, “non siamo ancora a un livello di tassi neutro”. E’ la soglia che separa una politica monetaria restrittiva ed una espansiva. “Riteniamo che sia intorno al 2,50% e pensiamo che sia appropriato portarli leggermente al di sopra” di questo valore, “portandoci a un tasso moderatamente restrittivo, perché questo è un livello di inflazione molto elevato”.

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