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Israele, possibile accordo in tempi brevi su rilascio ostaggi e tregua

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(Adnkronos) – Israele ed Egitto si sono scambiati le bozze di documenti per un accordo di cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi. Lo riporta la radio israeliana Kan, secondo cui le proposte mirano a colmare il divario tra la richiesta di compromesso egiziana e quella di accordo dell'inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff. Alti funzionari israeliani hanno detto a Kan che è possibile raggiungere un accordo in tempi brevi.  La proposta egiziana, di cui si è a conoscenza all'inizio della settimana, prevede il rilascio di otto ostaggi vivi e dei corpi di altri otto ostaggi in cambio di una tregua della durata compresa tra 40 e 70 giorni e il rilascio di un gran numero di terroristi e prigionieri palestinesi. Il mese scorso Witkoff ha proposto un accordo che prevedeva il rilascio di cinque ostaggi in cambio di un gran numero di prigionieri palestinesi, in cambio di un cessate il fuoco di due mesi.  Le autorità della Striscia di Gaza hanno intanto lanciato un allarme drammatico: il deficit di farmaci e forniture mediche ha raggiunto livelli senza precedenti. In un comunicato diffuso su Telegram, il Ministero della Sanità dell’enclave palestinese ha rivolto un appello urgente per l’invio di aiuti umanitari, denunciando il blocco imposto da Israele all’ingresso di medicinali e materiali sanitari. Secondo il ministero, attualmente il 37% dei farmaci essenziali risulta completamente esaurito, così come il 59% delle forniture mediche. "Le sale operatorie, le unità di terapia intensiva e i pronto soccorso stanno lavorando con scorte esaurite di medicinali salvavita", si legge nella nota. Particolarmente critica la situazione dei pazienti cronici: 80.000 malati di diabete e 110.000 affetti da ipertensione non hanno accesso ai trattamenti nei centri di assistenza primaria. Il ministero ha sottolineato che "la chiusura dei valichi di frontiera all’ingresso di medicinali e attrezzature mediche aggrava la crisi e crea sfide catastrofiche per l’assistenza ai feriti e ai malati", in un contesto segnato dall’offensiva militare israeliana scatenata dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023.  l giorno precedente, il ministero – controllato da Hamas – aveva già lanciato un allarme per la sorte di 60.000 bambini palestinesi, a rischio di gravi complicazioni sanitarie a causa della malnutrizione. Un dato che contrasta con le dichiarazioni del portavoce del Ministero degli Esteri israeliano, Oren Marmorstein, secondo cui "non c’è alcuna carenza di aiuti umanitari a Gaza". Israele sostiene che nei 42 giorni di tregua – interrotta il 18 marzo con la ripresa dei bombardamenti – siano entrati nel territorio oltre 25.000 camion di aiuti, una cifra contestata da organizzazioni umanitarie e dalle Nazioni Unite. Lo stesso segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha parlato di Gaza come "un campo di sterminio", dove "i civili vivono in un circolo vizioso di morte".  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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