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Iran, Trump promette intesa ‘migliore’ di quella di Obama: le analogie con il precedente e i rischi

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(Adnkronos) – Il presidente americano Donald Trump ha promesso di strappare un'intesa con l'Iran "parecchio migliore" rispetto a quella siglata nel 2015 da Barack Obama. In un post su Truth Social, Trump ha definito l'accordo dell'epoca, il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), "uno dei peggiori mai conclusi" e "una strada garantita verso l'arma nucleare". Eppure, mentre Washington tenta di riaprire i negoziati con Teheran, i media americani evidenziano le analogie significative tra i due approcci, sollevando dubbi sulla reale distanza – predicata da Trump – tra le due strategie.   L'intesa del 2015, ricorda il New York Times, mirava a impedire all'Iran di sviluppare un'arma nucleare imponendo limiti stringenti al programma atomico in cambio della revoca delle sanzioni. Teheran accettò di ridurre drasticamente le scorte di uranio, smantellare gran parte delle centrifughe e sottoporsi a ispezioni internazionali. L'obiettivo era mantenere il Paese "ad almeno un anno di distanza" dalla capacità di produrre una bomba, garantendo tempo sufficiente per una risposta internazionale.  Trump, che nel 2018 si ritirò dall'accordo reintroducendo sanzioni e contribuendo alla ripresa delle attività nucleari iraniane, si trova oggi ad affrontare gli stessi nodi irrisolti. Come sottolinea il Washington Post, sul tavolo dei negoziati restano questioni cruciali come la revoca delle sanzioni, i limiti all'arricchimento dell'uranio e il destino delle scorte già accumulate. "Stanno affrontando lo stesso ostacolo fondamentale – ha spiegato al Post Suzanne Maloney, analista per Brookings Institution – gli iraniani sono completamente irremovibili sulla questione dell'arricchimento".  Tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe anche lo sblocco di fino a 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, una concessione che richiama le critiche repubblicane all'accordo Obama, accusato di aver inviato "pile di contanti" a Teheran. "Si rischia una china pericolosa, si finisce per sovvenzionare indirettamente attività illecite", ha avvertito Richard Goldberg, già funzionario della prima amministrazione Trump. Al tempo stesso, altri osservatori vedono nel controllo sull'uranio altamente arricchito un reale "game-changer": l'Aiea stima centinaia di kg al 60%, in parte danneggiate o spostate, di cui si discute un possibile trasferimento a Paesi terzi o la diluizione. Ma rispetto al 2015, è anche il contesto dell'accordo a essere significativamente mutato. Se nel 2015 l'Iran non disponeva di uranio altamente arricchito, oggi ne possiede quantità signficative con un quadro politico interno più dominato da elementi radicali. "Gli iraniani sono disposti a compromessi su tempi e livelli di arricchimento, ma non a rinunciarvi del tutto", ha osservato ancora Maloney. Secondo Wendy Sherman, già negoziatrice per Obama, "non è chiaro quali siano le linee rosse di Trump…e cosa sarà disposto a concedere in cambio".  Il rischio politico per Trump è particolarmente elevato. Se da un lato il presidente americano insiste che il nuovo accordo "garantirà pace, sicurezza e stabilità", dall'altro i critici avvertono che potrebbe finire per accettare condizioni non molto diverse – se non addirittura peggiori – di quelle che aveva duramente contestato.   
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