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Inflazione: aumentano corrieri che si affidano a ‘platform economy’ per contrastarla

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Milano, 18 gen. (Adnkronos) – In un periodo particolarmente difficile per l’economia, tra caro-energia, inflazione e costo della vita sempre più alto, il lavoro tramite le piattaforme della digital economy rappresenta uno strumento sempre più comune tra i corrieri che si affidano alla cosiddetta ‘platform economy’. È quanto emerge da un’indagine realizzata da Uber analizzando i dati di utilizzo di oltre 9600 lavoratori, più precisamente 5108 autisti e 4563 corrieri, che hanno scaricato l’app negli ultimi 10 mesi in Paesi europei come Belgio, Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo e Spagna.

La fotografia emersa dalla ricerca vede una buona maggioranza di chi, tra coloro che negli ultimi 10 mesi ha compiuto questa scelta, lo ha fatto per cercare di fronteggiare l’aumento del costo della vita; una percentuale maggiore è rappresentata da chi voleva garantirsi un aumento della flessibilità e, in particolare in Italia, la quasi totalità da chi non voleva più essere costretto a rendere conto ad un superiore.

Più nel dettaglio, tra tutti quelli che negli ultimi 10 mesi si sono affidati alla piattaforma di Uber, la percentuale di chi lo ha fatto spinto dall’alto livello di inflazione e dei costi ammonta al 76%: nello specifico, gli intervistati in Italia e Portogallo mostrano i livelli più alti di preoccupazione per questi due fattori. I corrieri (24%) sono stati più propensi dei conducenti (19%) a scegliere questa opzione come motivazione per l’iscrizione in quasi tutti i mercati, in particolare in Francia e in Belgio.

Ammonta invece all’83% del totale, e all’85% dei conducenti e dei corrieri italiani, la quota di chi ha optato per il lavoro attraverso la piattaforma per garantirsi una migliore gestione del proprio tempo, ma il dato più impressionante riguarda il numero degli intervistati che hanno deciso di ‘cambiare vita’ per non dover più rispondere ad un superiore: il 74% a livello globale e l’82% in Italia. Da sottolineare anche come il 51% del totale (il 56% in Italia) non avesse un lavoro prima di collaborare con Uber, che ha rappresentato quindi una vera e propria ancora di salvezza. Non manca chi puntava a una fonte di reddito integrativa rispetto alle entrate abituali (il 34%); anzi, la ricerca di un guadagno aggiuntivo è stata tra i primi due fattori di iscrizione in tutti i mercati analizzati, con un punteggio massimo in Belgio (43%), Polonia (42%) e Italia (37%). Anche in questo caso, i corrieri sono stati leggermente più propensi dei conducenti a sottolineare che questo fattore è stato determinante per l’iscrizione.