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I soccorritori scavano a mani nude alla ricerca dei dispersi

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Ravanusa (Agrigento), 12 dic. (Adnkronos) – (dall’inviata Elvira Terranova) – Scavano senza sosta, i Vigili del fuoco. A mani nude, tra le macerie di via Trilussa, a Ravanusa, piccolo centro dell’agrigentino. Ogni tanto il generatore si ferma, i soccorritori chiedono silenzio per ascoltare eventuali voci. Ma dal ‘cratere’ non si sente nulla. Solo silenzio. Arrivano anche i cani molecolari, ma fino a tarda sera niente, i sei dispersi non si trovano. Tra loro ci sono Selene Pagliarello e Giuseppe Carmina, una giovane coppia, in attesa del figlio che dovrebbe nascere a fine settimana. Il padre di Selene è seduto in macchina da ieri sera. Non vuole allontanarsi neppure per mangiare, chiede, piangendo notizie della figlia Selene.

Sono quattro i palazzi crollati, tra cui quello di quattro piani, dove vivevano le vittime e i dispersi, quasi tutti appartenenti allo stesso nucleo familiare. Altre tre palazzine sono state sventrate dall’onda d’urto dell’esplosione, avvenuta poco prima delle nove di ieri sera. “È stato spaventoso. Sembrava una bomba atomica, abbiamo anche pensato che un aereo fosse caduto qui vicino. Siamo vivi per miracolo”, racconta piangendo Calogero Bonanno, un docente che vive a Palermo e che ieri sera si trovava a casa dei suoceri a Ravanusa, in via Trilussa. “Mia moglie stava allattando la bimba di 4 mesi quando abbiamo sentito lo scoppio e abbiamo pensato che l’edificio si fosse spostato – dice- subito con gli altri due miei figli, di 5 e 11 anni, siamo scesi per strada. C’erano vetri e fiamme ovunque. Tutti gli infissi scoppiati. Non capivamo se ci fosse stato il terremoto. La paura è stata tanta. Siamo davvero vivi solo per miracolo”, conclude.

Una delle due donne sopravvissute, Rosa Carmina, di 80 anni, è ricoverata all’ospedale di Licata (Agrigento). Ha riportato qualche frattura ma non è in pericolo di vita. Attorno a lei ci sono le due nipoti. “Poco prima che ci fosse l’esplosione era andata via la luce – racconta – poi il buio e la deflagrazione. Sono viva ma mi dispiace così tanto per i miei nipoti”. La signora Rosa viveva al primo piano dell’edificio crollato.

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