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Guerra Ucraina-Russia, domani negoziati: ipotesi cessate il fuoco

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(Adnkronos) – Il secondo round di negoziati tra Mosca e Kiev, mentre prosegue la guerra tra Russia e Ucraina, si terrà domani mattina nella città di Brest, al confine bielorusso con la Polonia. Nell’agenda anche l’ipotesi di un cessate il fuoco. Secondo l’agenzia russa Tass – che cita il capo della delegazione russa, Vladimir Medinsky – durante i prossimi colloqui verranno affrontate questioni relative a un cessate il fuoco e anche alla “necessità di un corridoio umanitario”. L’arrivo della delegazione ucraina è atteso per domani mattina. Secondo Medinsky, i militari russi forniscono un “corridoio sicuro” alla delegazione ucraina.

In precedenza, sembrava che i colloqui dovessero tenersi nella serata di mercoledì, come reso noto dl consigliere della presidenza ucraina Alexei Arestovich, secondo il quale le delegazioni sarebbero state le stesse della prima tornata di colloqui.

“Mosca è pronta a secondo round dei negoziati con Kiev, ma la parte ucraina sta prendendo tempo in linea con le istruzioni degli Usa”, le parole pronunciate in giornata dal ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, dopo che dal Cremlino tra voci di rinvii e ritardi. Per il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov “per prima cosa bisogna vedere se i negoziatori ucraini ci saranno o no, i nostri saranno lì pronti a sedersi al tavolo dei negoziati”. “Questa sera la nostra delegazione sarà nel luogo scelto ad aspettare i negoziatori ucraini. La nostra delegazione – aveva aggiunto – è pronta a continuare i colloqui durante la notte”. Peskov non ha voluto indicare il luogo dei colloqui, ma lunedì, dopo la fine del primo round, il capo delegazione russo Vladimir Medinski, consigliere del presidente Putin, ha detto che si sarebbe svolto sulla frontiere tra Polonia e Bielorussia. Per Peskov “tutte le condizioni necessarie per risolvere questa situazione sono state chiaramente espresse dal presidente Putin, anche con una lista di condizioni che ha spiegato in dettaglio durante le telefonate internazionali”.

Dopo qualche ora, la replica di Kiev alle parole di Lavrov. “L’Ucraina è pronta per il prossimo round di colloqui con la Russia ma non è pronta per gli ultimatum”, aveva detto in video diffuso su Facebook il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba.

Dopo il primo giro di colloqui, il presidente Zelensky è intanto tornato a chiedere che Mosca fermi i bombardamenti sulle città ucraine prima che possano iniziare incontri sostanziali sul cessate il fuoco, ribadendo la richiesta ai Paesi della Nato di imporre una no fly zone sull’Ucraina per fermare gli aerei russi. Dal canto suo, il presidente russo Putin ha ribadito la disponibilità ai negoziati e la speranza che questi portino ai risultati desiderati, ma ha dettato le sue condizioni per far tacere le armi. Tra le richieste “la sovranità russa della Crimea e la risoluzione degli obiettivi di demilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina e l’assicurazione del suo status neutrale”.

Ieri il portavoce del Cremlino Dmytro Peskov ha fatto sapere che è ”troppo presto” per esprimersi sui negoziati iniziati lunedì. Quello che è certo, al momento, è che non si sta preparando un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e Zelensky, ha detto ancora, ribadendo che i russi riconoscono Zelensky come presidente legittimo dell’Ucraina.

Nel corso del primo incontro, “abbiamo trovato un punto di contatto sui quali costruire una posizione comune” ha detto ieri il capo della delegazione russa, Vladimir Medinsky. “Abbiamo discusso in dettaglio tutti i temi in agenda e trovato alcuni punti in comune su cui prevediamo che possano essere trovate posizioni comuni”, ha detto Medinsky, a cominciare dal fatto che i negoziati continuino. E continueranno “nei prossimi giorni al confine tra Polonia e Bielorussa, c’è un accordo su questo”, ha riferito il capo della delegazione russa, secondo cui “fino ad allora ogni delegazione si consulterà con la leadership del proprio paese sulle proprie posizioni negoziali”. A far parte della rappresentanza del Cremlino anche esponenti del ministero della Difesa e del ministero degli Esteri, nonché della Duma.

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