Grillo: procurat. agg. Palermo ‘a vittime violenze sessuali serve tempo per denuncia’ (3)
(Adnkronos) – A volte, ricorda all’Adnkronos Laura Vaccaro, le vittime “provano sensi di colpa” per quanto accaduto. Perché magari avevano bevuto, o si erano vestite in modo succinto. “Non solo è così ma direi che è assolutamente normale. Fisiologico”. “Pensiamo ad un bambino o ad un minore, che deve rivelare l’abuso subito in ambito familiare, dal papà, piuttosto che dal nonno o dallo zio, o dell’abuso subito in ambito scolastico, o in un contesto per noi sacro, come può essere la parrocchia o l’oratorio”, ribadisce il pm. “Il magistrato requirente non può ignorare in questi casi, il ‘conflitto di lealtà’ che il bambino o che il minore vive se deve riferire l’abuso subito. Il minore sa che quello svelamento causerà delle conseguenze (per esempio l’allontanamento dalla casa familiare o l’arresto di un genitore), e di queste conseguenze ne sentirà il peso e si sentirà inevitabilmente in colpa. Le istituzioni devono saper intervenire con adeguate competenze, per offrire competenza e sostegno alla vittima”, aggiunge Laura Vaccaro.
“Allo stesso modo, non è assolutamente inusuale che a provare un senso di disagio o di colpa, sia una giovane donna, adulta o minorenne, vittima di violenza – dice – Il senso di colpa accompagna la violenza subita dopo avere accettato un invito. La vittima si sente in colpa per essersi fidata, per avere intrapreso una relazione, per avere ‘dato le chiavi’ della casa, piuttosto che del suo cuore, o della sua intimità, a colui che poi l’ha stuprata”. “In questi casi, il processo di svelamento dell’abuso, e, quindi, la denuncia, è un momento delicato e complesso, appunto perché siamo nell’ambito di reati, che vengono posti in atto, come dicevo, da chi ‘ha le chiavi di casa’, ovvero non da un soggetto sconosciuto, ma da un soggetto cui la stessa vittima ha aperto le porte della sua intimità”, aggiunge Vaccaro.

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