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(Adnkronos) – La preoccupazione che agita le chat grilline, si ritrova anche nelle riflessioni tra i dem. Tra i gruppi parlamentari è forte la preoccupazione. Dal Nazareno con Roberta Pinotti si ribadisce che la linea non cambia: “Matteo Renzi ha aperto una crisi al buio e noi abbiamo evitato conseguenze drammatiche per il Paese. Ora occorre rafforzare la maggioranza per andare avanti”. Ma quella maggioranza con una prospettiva politica attorno alla ‘quarta gamba’ oggi appare in salita dopo i fatti in casa Udc. “Attenzione, però, non è detto che invece quanto accaduto agevoli l’avvicinamento alla maggioranza”, sostiene un esponente dem.

Forse. Il lavoro continua. Ma c’è chi fa notare che senza la nascita di quella ‘quarta gamba’ anche chi sarebbe disposto a muoversi -ad esempio in Italia Viva- resta fermo. Manca l’appiglio per fare un’operazione di questo tipo, dice chi sta tenendo i contatti con i renziani in bilico. Un supporto dal Maie non viene considerata un’opzione. In ambienti centristi alla Camera lo sguardo è rivolto al premier Giuseppe Conte. Perché un’iniziativa del premier potrebbe sbloccare la situazione. Senza un Conte Ter e senza la certezza di una lista che faccia capo al presidente del Consiglio è complicato ‘smuovere’ le acque, è il ragionamento.

E quindi riuscire ad arrivare a quella quota 170 al Senato, indicata da Dario Franceschini come ‘soglia di sicurezza’. E in più il tempo stringe. A Palazzo Madama mercoledì ci sarà il primo showdown con il voto sulla relazione di Alfonso Bonafede. E se anche alla fine la maggioranza riuscisse a ‘sfangarla’, c’è la consapevolezza dell’impossibilità di andare avanti così sperando di sopravvivere ad ogni votazione delicata. Rafforzare la maggioranza, resta quindi la strada. Anche perché se attorno a questa linea il Pd è stato unito in questi giorni di crisi, se dovesse sfumare l’operazione di rafforzamento della maggioranza, la compattezza dimostrata din qui potrebbe essere messa a dura prova dalle tante sensibilità diverse che animano i dem. Stefano Bonaccini, Giorgio Gori e Dario Nardella in questi giorni hanno già detto che Matteo Renzi ha sì sbagliato ma ‘mai dire mai’. Poi c’è una parte dem che, se il piano A dovesse saltare, allora preferirebbe la strada del voto anticipato. E poi ci sono i gruppi parlamentari dove in tanti la parola ‘elezioni’ non la vogliono nemmeno sentire.

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